di Quentin Tarantino – con Brad Pitt, Christoph Waltz, Eli Roth, Mélanie Laurent, Diane Kruger e altri…
Il nuovo film di Tarantino è un sunto intelligente e accattivante del genere film storico seconda guerra mondiale. Un genere molto famoso negli anni cinquanta e sessanta quando film su film raccontavano l’eroismo, il coraggio, i sacrifici di tutti quei soldati che hanno combattuto contro il Nazismo.
Erano film dove giustamente non si poteva mostrare altro che il punto di vista dei vincitori. D’altra parte il punto di vista di fascisti e nazisti era agghiacciante.
Tarantino realizza un film, o meglio il film che molti registi avrebbero voluto girare. Quel film dove la storia non è tanto riscritta, quanto è l’occasione per un bagno purificatore del nostro dolore più intimo, del nostro odio più profondo verso quella immondizia di nazisti.
Finalmente li vediamo morire come cani rognosi, senza pietà, senza la minima attenzione a quello che non sono mai stati… essere umani.
Ma per farceli odiare più di quanto si possono rifiutare, per imprimerci nella mente quali esseri fossero, il regista statunitense usa una serie di combinazioni di colori, suoni, immagini che irrompono nel nostro immaginario e ci scuotono.
Il nazista che beve il bicchiere di latte bianco candido con i simboli di morte delle divise naziste, oppure il suono del masticare lo strudel di mele con tanta panna sopra (sempre bianca), solleticano il nostro disgusto se pensiamo che al bianco non si associa morte e distruzione.
La scena finale de fuoco, purificatore, è un inno al valore culturale del cinema che non può essere sottomesso alle barbarie ideologiche, esso sempre libero, aiuterà gli uomini a confrontarsi con i tiranni e combatterli.
Perché alla fine di tutto la banda di bastardi riesce in quello che nessuno nel cinema aveva mai osato fare… uccidere Adolf Hitler. Un gruppo di ebrei, tali sono in gran parte i componenti della banda, che spara contro un folla di gerarchi nazisti.
Quasi un inno alla gioia vederli morire.