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Bastardi senza gloria
Nov 5th, 2009 by andrea

di Quentin Tarantino – con Brad Pitt, Christoph Waltz, Eli Roth, Mélanie Laurent, Diane Kruger e altri…

Il nuovo film di Tarantino è un sunto intelligente e accattivante del genere film storico seconda guerra mondiale. Un genere molto famoso negli anni cinquanta e sessanta quando film su film raccontavano l’eroismo, il coraggio, i sacrifici di tutti quei soldati che hanno combattuto contro il Nazismo.

Erano film dove giustamente non si poteva mostrare altro che il punto di vista dei vincitori. D’altra parte il punto di vista di fascisti e nazisti era agghiacciante.

Tarantino realizza un film, o meglio il film che molti registi avrebbero voluto girare. Quel film dove la storia non è tanto riscritta, quanto è l’occasione per un bagno purificatore del nostro dolore più intimo, del nostro odio più profondo verso quella immondizia di nazisti.

Finalmente li vediamo morire come cani rognosi, senza pietà, senza la minima attenzione a quello che non sono mai stati… essere umani.

Ma per farceli odiare più di quanto si possono rifiutare, per imprimerci nella mente quali esseri fossero, il regista statunitense usa una serie di combinazioni di colori, suoni, immagini che irrompono nel nostro immaginario e ci scuotono.

Il nazista che beve il bicchiere di latte bianco candido con i simboli di morte delle divise naziste, oppure il suono del masticare lo strudel di mele con tanta panna sopra (sempre bianca), solleticano il nostro disgusto se pensiamo che al bianco non si associa morte e distruzione.

La scena finale de fuoco, purificatore, è un inno al valore culturale del cinema che non può essere sottomesso alle barbarie ideologiche, esso sempre libero, aiuterà gli uomini a confrontarsi con i tiranni e combatterli.

Perché alla fine di tutto la banda di bastardi riesce in quello che nessuno nel cinema aveva mai osato fare… uccidere Adolf Hitler. Un gruppo di ebrei, tali sono in gran parte i componenti della banda, che spara contro un folla di gerarchi nazisti.

Quasi un inno alla gioia vederli morire.

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Basta che funzioni
Oct 12th, 2009 by andrea

di Woody Allen – con Larry David, Evan Rachel Wood, Patricia Clarkson, Michael McKean, Henry Cavill

Il nuovo film di Woody Allen è senza la sua presenza come attore e soprattutto è un film educativo sulla vita. Allen ha deciso di mettere i puntini sulle “i” e raccontare il suo punto di vista sulla vita. La storia per molti versi potrebbe sembrare banale, ma l’amore non è mai banale e sopratutto il tema centrale: incontrarsi, come conoscersi, innamorarsi, vivere la relazione… tutti temi centrali, tutti drammatici ed emozionanti allo stesso tempo.

Ma soprattutto Allen sottolinea come dobbiamo farla finita con pensieri contorti, limitanti il nostro agire. Dobbiamo goderci la vita.

Il nostro Boris è un ex professore di fisica della Columbia University che si ritrova senza moglie, a vivere insegnando a giocare a scacchi. La sua visione acida della vita lo conduce ad avere pochi amici ed allontare la carnalità, il piacere. Ma un bel corpo, giovane, non può che risvegliare il fuoco che abbiamo dentro.

Ma siccome la vita è complessa, articolata, piena di sorprese, ecco che sono tanti i personaggi che ruotano attorno a Boris e che compongono l’affresco del regista sull’amore. L’amore a Woody Allen piace. Ne parla sempre nei suoi film, anzi i suoi film sono intrisi di amore. Ne scava i lati oscuri, i lati belli, emozionanti, coraggiosi.

Woody Allena ama l’amore.

E’ stato fatto notare che più che un film siamo di fronte a uno spettacolo teatrale. In effetti diversi elementi sono inevitabilmente tali, come il sonoro, o un certo movimento di macchina che sembra molto fisso e frontale. Ma sempre cinema è, soprattutto nelle parentesi narrative dove il regista accelera la narrazione raccontando con ampie sintesi i cambiamenti che occorrono ai personaggi.

Il film è molto newyorchese e chi conosce la città anche per poco, apprezzerà il ritorno del regista all’ambiente suo originario. Comunque si può affermare con certezza che è un gran film.

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Baarìa
Sep 30th, 2009 by andrea

di Giuseppe Tornatore – con Francesco Scianna e tanti altri.

Eccolo il nuovo il film di Giuseppe Tornatore. Il nome del regista campeggia a titoli grossi sulla pellicola, quasi a sottolineare una regalità autoriale quasi suprema, come dire il film è di Tornatore… (ci viene da commentare: mica pizza e fichi).

Eppure il film lascia perplessi. Oltre tre ore di autocompiacimento, una specie di summa totale della proria cinematografia, con citazioni diffuse dei propri film. In realtà la storia è molto interessante e utile per la società italiana. Raccontare la storia “comunista” della Sicilia è importante per una regione che viene troppo spesso se non sempre identificata con la mafia, la collusione della politica con la stessa.

Si sono dimenticate le lotte comuniste per difendere i diritti dei lavoratori, la riforma agraria.

La vita di Torrenuova è la vita dei siciliani con tutto quello che vuol dire dalla vita di pastore, a quella di emigrante, la scelta della fidanzata, l’educazione dei figli, la lotta di classe in senso non solo politico, ma anche sociale, di riscatto. I cambiamenti urbanistici e di costume.

Impressionante la differenza della strada di Baarìa dall’inizio del Novecento a oggi con la quantità di automobili che oggi incrociano le strade dove una volta solo una mucca e un carretto avrebbero incrociato.

Interessante è anche la presentazione dei “nemici”, cioè di coloro che sono contro il popolo, contro la gente povera:  i fascisti, i latifondisti, la mafia, la democrazia cristiana. Tornatore è molto preciso nel sottolineare le parti in conflitto.

Una scelta di campo molto coraggiosa, ma orchestrata male. Poco dopo la metà del film si comincia a percepire una assenza di storia, di idea di cosa raccontare. Tornatore entra in loop creativo e gioca con i suoi trucchi, con le sue idee dimenticandosi che una storia ha un inizio come una fine. E devono essere credibili.

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