di John Hillcoat – con Viggo Mortensen, Charlize Theron, Kodi Smit-McPhee, Guy Pearce, Robert Duvall, Molly Parker, Michael Kenneth Williams
Trasposizione dell’ultimo romanzo di McCarthy, il film rientra nel genere fantascienza-catastrofismo. E’ la storia di un padre e un figlio che cercano di raggiungere il sud degli USA dopo che una misteriosa catastrofe ha posto fine all’umanità, almeno a quella che vive negli USA. Perché non ci è dato sapere cosa succede al di fuori delle americhe. Il film è caratterizzato da una stupenda fotografica, gelida, grigia, da natura morta, come la natura è nel film.
Non ci sono più esseri viventi al di fuori degli esseri umani sopravissuti che si mangiano tra di loro perché da mangiare non ce n’è più, così come la terra non produce più frutti. Si tratta di un catastrofismo talmente eccessivo, talmente esasperato che a un certo punto non trasmette più niente. Si rischia di non provare più niente e di desiderare di cambiare sala del cinema e vedersi un avvincente “Prince of Persia”.
Il tono generale poi è moralista, esiste un Bene, esistono i Buoni, che sono coloro ricordano e vivono del ricordo del passato. I nuovi umani, feroci, cannibali, sono il Male. Un moralismo che fa sorridere, soprattutto se inserito in una trama che dovrebbe essere di fantascienza, ma con tutto questo moralismo sulla famiglia, sui Buoni e Cattivi, viene da rimpiangere vecchi capolavori come “Io sono leggenda” (il libro ovviamente) o le sue prime trasposizioni al cinema (Occhi bianchi sul pianeta Terra) dove non si dimenticava che i valori sono relativi.
Qui esiste una sola strada, ed è francamente noiosa.