Un film di J.J. Abrams. Con Kyle Chandler, Elle Fanning, Joel Courtney, Gabriel Basso, Noah Emmerich, durata 112 min. – USA 2011.
Un gruppo di ragazzini ha un sogno nel cassetto. Girare un film sugli zombie. Siamo nel 1979, la tecnologia per girare questo movie è il Super 8… con un approccio quasi professionistico iniziano a lavorarci.
Ma le loro vite si incrociano con quelle di un alieno prigioniero dell’esercito americano e di un professore di scienze che vuole salvarlo.
In realtà la storia è più complessa e i livelli narrativi sono diversi e intrecciati come uno sceneggiatore come Abrams non poteva non fare. Genitori apprensivi e con passati contrastanti, figli in cerca di un nuovo dialogo con la realtà, alieni che uccidono per sopravvivere dopo essere stati torturati, scienziati che vogliono riscattarsi. Umanità che si incrociano. E cosa vuol dire umanità quando si parla di un essere di 2-3 metri che ostinatamente cerca di ricostruire la sua astronave?
Abrams parla del problema universale del dialogo, del dialogo tra universi diversi. Ma attenzione al significato della parola “universo”, anzi della sua dimensione emotiva e spaziale. L’universo di un figlio orfano di madre, che non riesce a comunicare con il padre, potrebbe essere simile a quello di un alieno torturato?
Sulla base di quale elementi questi possono dialogare? Forse il dolore. Quel dolore che porti dentro e non riesci ad esprimere, che urla dentro di te. Ma è lì che ti succhia dentro il suo buco nero.
Solo con il contatto fisico si può superare l’universo che ci separa.
Ottima regia, attori incredibilmente bravi, e non parliamo degli adulti, ma di Elle Fanning, sempre più brava dopo il film della Coppola. E Joel Curtney al suo esordio, bravissimo.
Abrams, come i grandi artisti, sta percorrendo la sua strada creativa, dopo Lost avevamo bisogno di un film così ricco come Super 8.