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Sherlock Holmes – gioco di ombre
Jan 15th, 2012 by Andrea Grilli

Un film di Guy Ritchie. Con Robert Downey Jr., Jude Law, Noomi Rapace, Stephen Fry, Jared Harris.

Ecco il seguito di Sherlock Holmes. La rilettura moderna e d’azione incide sempre più sul personaggio, ormai pronto a tutto, compresa una corsa su un treno (come il film 1855 la prima grande rapina al treno), così come attraversare l’Europa con una banda di zingari per incontrare una Germania ormai in armi.

Gli attori sono ineccepibili nella loro recitazione e nella interpretazione dei loro personaggi, compreso il fratello di Holmes, una specie di replica buona e rispettosa delle regole sociali; così come gli zingari riflettono tutti i cliché dell’epoca, ma anche tutto il mistero di un popolo sempre nomade e libero come pochi altri.
L’atmosfera rivoluzionaria di fine Ottocento si respira bene, mentre alcune semplificazioni, anarchici come bombaroli, cominciano a essere banali e false.

Questa rilettura moderna di Holmes, rianima il personaggio dal suo torpore salottiero di chissà tutto prima degli altri e gli dona una discreta umanità che lo rende più accettabile.

Moriarty è sempre più lui nella sua malvagità, ma anche nella chiara comprensione di come funzioni il Mondo che sta emergendo dalla rivoluzione industriale, ormai alla sua maturazione europea. Non sembra più responsabile di quanto non lo saranno i vari capi di stato che porteranno l’Europa alla Grande Guerra.

Bella la fotografia della Londra dell’Ottocento, la ricostruzione e quello spirito avventuriero e misterioso dell’epoca. Su quale sia da preferire, tra questo e il primo episodio, non ci sono dubbi che il primo per trama sia molto più interessante e avvincente di una trama internazionale. Anche perché conoscevamo bene questa storia, già raccontata nel film La leggenda degli straordinari uomini, esattamente uguale tranne alcuni dettagli.

Ma non per questo amiamo di meno questo film. Holmes è sempre Holmes.

Andrea Grilli

Super 8
Nov 11th, 2011 by Andrea Grilli

Un film di J.J. Abrams. Con Kyle Chandler, Elle Fanning, Joel Courtney, Gabriel Basso, Noah Emmerich, durata 112 min. – USA 2011.

Un gruppo di ragazzini ha un sogno nel cassetto. Girare un film sugli zombie. Siamo nel 1979, la tecnologia per girare questo movie è il Super 8… con un approccio quasi professionistico iniziano a lavorarci.

Ma le loro vite si incrociano con quelle di un alieno prigioniero dell’esercito americano e di un professore di scienze che vuole salvarlo.

In realtà la storia è più complessa e i livelli narrativi sono diversi e intrecciati come uno sceneggiatore come Abrams non poteva non fare. Genitori apprensivi e con passati contrastanti, figli in cerca di un nuovo dialogo con la realtà, alieni che uccidono per sopravvivere dopo essere stati torturati, scienziati che vogliono riscattarsi. Umanità che si incrociano. E cosa vuol dire umanità quando si parla di un essere di 2-3 metri che ostinatamente cerca di ricostruire la sua astronave?

Abrams parla del problema universale del dialogo, del dialogo tra universi diversi. Ma attenzione al significato della parola “universo”, anzi della sua dimensione emotiva e spaziale. L’universo di un figlio orfano di madre, che non riesce a comunicare con il padre, potrebbe essere simile a quello di un alieno torturato?

Sulla base di quale elementi questi possono dialogare? Forse il dolore. Quel dolore che porti dentro e non riesci ad esprimere, che urla dentro di te. Ma è lì che ti succhia dentro il suo buco nero.

Solo con il contatto fisico si può superare l’universo che ci separa.

Ottima regia, attori incredibilmente bravi, e non parliamo degli adulti, ma di Elle Fanning, sempre più brava dopo il film della Coppola. E Joel Curtney al suo esordio, bravissimo.

Abrams, come i grandi artisti, sta percorrendo la sua strada creativa, dopo Lost avevamo bisogno di un film così ricco come Super 8.

Io sono leggenda
Oct 19th, 2011 by Andrea Grilli

La terza incarnazione dell’adattamento del libro Io sono leggenda di Richard Matheson non è sicuramente la migliore.

Salviamo Will Smith, un ottimo attore, salviamo la regia, decisamente buona senza momenti di eccellenza, ma gradevolissima. Ma è molto difficile salvare il fatto che lo spirito del romanzo sia stato stravolto per il classico approccio manicheo e buonista per cui noi così come siamo, siamo i buoni, quelli giusti, mentre tutto ciò che è diverso, non va bene, anzi… Anzi nel caso ci sia qualcosa che esce dal binario bisogna ostinatamente riportarla allo stato considerato giusto e buono.

Il tema centrale del romanzo, il fatto che è proprio l’ultimo uomo sulla Terra il diverso, il mostro perché è lui che uccide i mutanti, che li perseguita, proprio come poteva fare un vampiro o un licantropo, è totalmente sostituito dal fatto che viene trovata la cura, la cura alla deviazione, e quindi aprendo la speranza che tutto dovrà tornare alla normalità.

Di fatti il finale con il villaggio di sopravissutti è imbarazzante: cittadina della campagna americana, la chiesa, le case mono famigliari. L’America media deve sopravvivere ai mostri che possono arrivare anche dall’interno.

Il diverso non può diventare la maggioranza e la normalità, sempre diversità è, sempre il male da combattere.

Eppure i produttori qualche dubbio devono averlo avuto se su internet alcuni mesi dopo l’uscita nelle sale cinematografiche girò questo video (http://youtu.be/MhY2-D3Lwto) dove il finale è molto più coerente con il romanzo. Anzi la scena delle foto dei mutanti uccisi dagli esperimenti dello scienziato rivelano il ribaltamento della prospettiva. Will Misth è il mostro, il carnefice, loro i nuovi esseri umani sono coloro che ricorderanno una leggenda, di un carnefice, un mostro che li uccideva per scopi misteriosi.

Per questo motivo Io sono leggenda, perché nei secoli a venire un nuova razza ricorderà quel mostro carnefice. E non perché avrebbe trovato l’antidoto alla diversità.

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