Paul Auster, Città di vetro, adattamento e sceneggiatura Paul Karasik/David Mazzucchelli, disegni di David Mazzucchelli, trad. Carlo Oliva, Bompiani, £. 15.000
TUTTO INCOMINCIÒ CON un numero sbagliato…
Proprio così il caso porta un certo Daniel Quinn, scrittore di romanzi polizieschi, a diventare un investigatore dal nome di Paul Auster, proprio come lo scrittore del romanzo (omonimo edito dalla Einaudi), da cui il fumettista statunitense David Mazzucchelli ha tratto questa storia.
Questa pubblicazione può essere considerata un “romanzo a fumetti”, oppure un “fumetto pubblicato come se fosse romanzo”, ma forse non è altro che un contenitore con una storia che oltre che con parole poteva essere rappresentata anche con disegni.
L’uso del disegno rafforza l’elemento onirico, fantastico, che rompe la razionalità holmsiana e porta all’amara conclusione che l’epoca del Male che poteva essere sconfitto è finita. Il crimine è ovunque, non c’è più spazio per investigatori come quelli di Hammett, che in un modo o in un altro riuscivano a rimettere tutto in ordine.
Il mondo di Auster ha un proprio ordine, che non è quello che vorremmo: un po’ come il fotografo del film Smoke, che fotografava senza mirare, lo scrittore alla Auster scrive senza avere uno schema di come le cose dovrebbero essere, ma descrive cosa vede.
una tavola di Mazzucchelli trucco! Il percorso dello scrittore Quinn/Auster sarà un viaggio che disgregherà le sue convinzioni e soprattutto l’essere stesso del giallo poliziesco, ma l’operazione non è nuova, allo stesso modo ha lavorato Friedrich Dürrenmatt con “La promessa” (ed. Einaudi Tascabili).
Infine due parole su questa edizione, che non è altro che una ristampa del volume n.12 (giugno 1995) della collana Gli Squali, chiusa e dimenticata dalla Bompiani e di cui ora vengono proposti alcuni volumi di particolare richiamo.
Andrea Grilli
Pubblicato su Stradanove.net il 9 luglio 1998