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Intervista a Simona Vinci
Sep 7th, 2010 by Andrea Grilli

Pubblicata su www.stradanove.net il 4 marzo 1998

CON L’ANTOLOGIA “GIOVENTù CANNIBALE” c’è stato uno scontro tra coloro che guardano come fonti degli scrittori quelle classiche, lo scrittore italiano deve passare per dei passaggi obbligati di fonti letterarie altrimenti non è uno scrittore. I nuovi invece hanno fonti letterarie completamente diverse, come la pubblicità, la musica, i fumetti, un certo tipo di cinema. Anche tu fai parte di questi scrittori?

SV: Faccio parte di una generazione che è cresciuta ascoltando la stessa musica, guardando la stessa TV, anch’io ho una impostazione di questo tipo. Però poi ho fatto studi classici, mi sto laureando in lettere. A me è stato rimproverato, sinceramente mi fa molto ridere, da Luca Canali di non aver letto il Satyricon, se lo avessi letto avrei scritto un altro romanzo. In realtà l’ho letto e lo so tradurre alla perfezione, perché ho fatto un esame su questo. Puoi aver presente la tradizione, ma decidere che la tua scrittura va in un’altra direzione, ma non è vero che non conserva gli echi di tutto quello che hai studiato, che sta dietro di te. A me non pare, mi pare in realtà di avere una scrittura molto classica.

AG:…
SV: Non ho padri, non ho una scrittura che si può dire rassomiglia a questo scrittore o a un altro.

AG: Forse è la cosa migliore, penso per uno scrittore.
SV: Però è più difficile inquadrarti. Non sanno dove metterti; Qualcuno mi ha detto gergo giovanilistico, altri che sono di maniera, mi sembrano due cose che cozzano. Si vede che non sanno dove mettermi.

AG: Secondo te il fatto che la critica letteraria abbia attaccato scrittori precedenti a te, vuol dire che non riescono a capire le fonti di ispirazione, non riescono a ricondurre le storie, le immagini a un precedente letterario conosciuto?
SV: Non credo sia solo per questo. Sì, non riescono a capire questa violenza che c’è dentro questa narrativa. Che poi fra l’altro è tutta diversa, perché non si può paragonare Fois ad Ammaniti. Fois è comunque uno scrittore classico, con una scrittura limpida, Ammaniti è un narratore di storie roboanti. Tutti diversi. Secondo me è il fatto che la letteratura italiana si sta svegliando da due decenni di noia infinita. Perché ci sono stati dei narratori pallosi, minimalisti, pscologici, che hanno raccontato storie di una generazione, che a noi, non ci assomiglia più.

Il barista porta un caffé greco per Simona e un cappuccino per me.

SV: (sorridendo) mi sono persa…

AG: Parlavi dei due decenni di noia della letteratura.
SV: Infatti si sta svegliando e il pubblico risponde bene, perché evidentemente i gusti del pubblico, condizionati probabilmente anche, dalla televisione e dal cinema, sono più grossolani. Forse la gente ha voglia di sentire delle storie.

AG: Forse questi scrittori sono in sintonia con i lettori.
SV: sì, perché raccontano delle storie, cosa che negli ultimi vent’anni non è accaduto. Romanzi, anche di scrittori bravissimi, che non ti raccontano nulla, vai nell’ultima pagina e non accade niente. Già la vita è un tedio mortale.

AG: Einaudi quando ha presentato la nuova sede della agenzia Einaudi a Bologna ha parlato molto bene della collana Stile Libero, come ti senti in una collana dove c’è di tutto, da Cooper ad Ammaniti e Albertino?
SV: Mi sento bene, nel senso che ogni romanzo e ogni scrittore hanno una storia a sé. Non credo o non lo so se rimarrà in Stile Libero. A me fa piacere che questa collana sia facile, che costa poco. Chi entra in libreria e trova un libro di un esordiente che semmai costa 30,000 lire, dice “ma questo qua chi è?”, lo rimette a posto. Invece 13,000 lire anche se non lo conosci, lo compri. E poi una collana innovativa, mette insieme la tradizione di una casa editrice che ha sempre portato il nuovo in Italia.

AG: Quello che poi diceva Einaudi.
SV: E’ comunque una casa editrice che non si è normalizzata, continua a esplorare.

AG: L’ultima domanda, poi ti libero. Gli scrittori di ultima generazione sono in parte emiliano-romagnoli, oppure di altre regioni che sono passati per questa città e si sono fermati. Questa “città” riesce a stimolare delle immagini, delle storie che poi si vuole scrivere, oppure è qualcosa che qualcuno ha dentro ed è tutto una casualità?
SV: E’ tutta e due le cose. Da un lato è una casualità, perché io mi sento uno scrittore e mi sarei sentita così da per tutto. Certo che è una zona fertile, a parte la città universitaria. C’è passaggio di teatro, musica, c’è sperimentazione.

AG: Tu sei emiliana?
SV: No, sono milanese. Ma ho molto toscano.

Andrea Grilli ringrazia Simona Vinci per la disponibilità.

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