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Stelle Velate
Nov 27th, 2011 by Andrea Grilli

Tahar Ben Jelloun, Stelle velate, Einaudi, ed con testo a fronte, trad. Egi Volterrani, 300 pagg., £. 26.000

DI BEN JELLOUN CONOSCIAMO la produzione di prosa e saggistica, che non manca nelle nostre librerie, e i lettori poi di Repubblica e Panorama lo conoscono anche come opinionista e giornalista.

Ma adesso finalmente appare una raccolta di poesie.

Già nel 1991 la piccola ma affascinante Melangolo ci aveva regalato il poema “Dalle ceneri”. L’Einaudi ha pubblicato questa raccolta che presenta sia componimenti delle origini, come “Uomini sotto sudario di silenzio” (1971), che degli ultimi anni, dedicati a Fès (Marocco), città che gli ha dato i natali nel 1944.

La poesia di Jelloun, all’inizio della sua carriera di scrittore, quando è ancora uno studente universitario, è strettamente legata alla situazione sociopolitica del Marocco, è una poesia impegnata. E lo si nota nella lunghezza, nella volontà di approfondire, forse capire, ma soprattutto comunicare cosa stia succedendo nel suo paese.

Poi, pian piano, abbandona le tematiche politiche e si sposta verso una maggiore ricerca della parola, del messaggio e della sintesi del linguaggio, pur senza abbandonare l’attenzione verso la realtà che lo circonda che fin dall’inizio d’altronde ha sempre letto con uno sguardo onirico, quasi fantastico: una caratteristica che lo lega alla tradizione favolistica e fantastica dell’antica narrativa araba.

Per rendersene conto basta leggere l’ultima raccolta: “Fès. Trenta componimenti”, in cui Ben Jelloun racconta la storica città, per leggere versi che solleticano il nostro odorato e ci trasmettono profumi dell’antico oriente:

Si dice ancora che le donne di Fès
Abbian pelle di latte e vita snella
Ma siano grasse e ridanciane

Andrea Grilli

Pubblicato su Stradanove.net il 10 settembre 1998

Bambole
Nov 14th, 2011 by Andrea Grilli

Akira Mishima, Bambole, trad. Lorenzo Bartoli, Fanucci, £. 12.000 (offerta a £. 9.900)

MARCHIATO COME ROMANZO CYBERSEX, in realtà di sex ne ha poco, mentre di cyber quel tanto che serve a definirlo come romanzo di fantascienza.

L’atmosfera è quella delle anime o dei manga cyberpunk giapponesi, con il classico investigatore fallito con un passato misterioso e un torto subito, con conseguente vendetta.

L’ambientazione è quella di un mondo futuro, urbano, ipertecnologico, dove il potere è in mano a pochi potenti che senza coscienza e con avidità amministrano la società.

Gli esseri umani, uomini o donne, sono in fondo bambole in mano a questi potenti, politici o imprenditori.

Mishima usa il sesso per raccontare la realtà, la metafora della bambola, che soddisfa i desideri dei maschi, che vogliono una compagna bella, gentile, premurosa e disponibile, è lo stato sociale degli umani nella società del consumo e del fordismo, dove esistiamo perché siamo in grado di comprare e consumare.

Insomma i luoghi comuni del giallo e del cyberpunk servono solo per creare un’atmosfera funzionale alle esigenze dello scrittore e della sua cruda analisi della società moderna.

Forse Mishima non ne è neanche consapevole, ma quando compriamo un gelato perché la vita è fatta di priorità, non ci comportiamo come bombolotti che piangono se si preme il pulsante dietro la schiena?

Andrea Grilli

Pubblicato su Stradanove.net il 9 luglio 1998

Destroy
Nov 6th, 2011 by Andrea Grilli

di Isabella Santacroce

QUANDO USCÌ QUESTO ROMANZO il polverone di polemiche che si alzò fu enorme. Insieme alla antologia “Gioventù Cannibale” fu oggetto di disquisizione sulla sorte, qualcuno parlò anche di morte, della letteratura italiana, sui nuovi e giovani scrittori italiani, sui temi violenti trattati in questi libri e così via fino alla noia della stupidità stessa.

Non si può certo parlare di capolavoro, ma si tratta sicuramente di un lavoro che descrive o racconta, come preferite, la vita senza scopi e senza senso di una italiana nell’Inghilterra delle droghe di tutti i tipi e sempre più forti e allucinogene, della prostituzione voyeuristica, dei vestiti in lattex e della musica dub.

Senza dubbio non è il prodotto della cultura antagonista contemporanea come recita la quarta di copertina, perché di “antagonista” nel suo vivere e soprattutto nelle sue idee, ma non ha idee, non se ne trova traccia. Come non è tanto meno anarchica, termine di cui oggi si abusa senza saperne il significato.

Il romanzo stesso non ha una trama, si tratta di immagini, un po’ fumettistiche, di situazioni quasi paradossali. Ma la sua vera forza è il linguaggio, sicuramente il controllo ortografico del word della Feltrinelli si sarà arreso alle prime dieci parole, l’atmosfera musicale, le citazioni di fumetti manga usati per comunicare il più semplice dei concetti.

Infine la struttura, paragonabile a quella di un CD: più che di capitoli, bisogna parlare di tracks, di brani musicali che per molti noi raccontano le angosce del nostro quotidiano.

Andrea Grilli

Pubblicato su Stradanove.net il 09 aprile 1998

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