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Agamennone
Jul 12th, 2011 by Andrea Grilli

LA CITTÀ DI ILIO È CADUTA. Visibilmente il rogo lo annunzia…

Con queste parole la Scolta annuncia la caduta di Troia nel Prologo di una delle tragedie teatrali sopravvissute di Eschilo: “Agamennone”.

Si racconta del ritorno di Agamennone a casa e del destino che lo attende.

Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa hanno messo in scena con geniale originalità e intuito questa opera che in tutti questi secoli non ha perso il suo valore. E soprattutto la loro interpretazione dopo dieci anni (è infatti del 1988) non ha perso l’energia di una rilettura che avrebbe potuto soffrire del cambio dei tempi.

L’intera scena avviene all’interno di una struttura ovale, dove siede il pubblico, e riproduce una giostra, ma anche una nave, quella nave forse con cui Agamennone tornò a casa, come anche un piccolo e intimo teatro dove raccontare la drammatica fine di un uomo che forse fu più generale che padre e marito.

La recitazione oltre che parlata da una fantastica Maria Luisa Abate a capo del coro, ma anche di Marco Isidori (anche regista, che interpreta Clitemestra), è stata anche fisica e acrobatica con gli attori che hanno scalato la struttura in legno, corde e metallo, mentre ricostruivano gli episodi, gli stasimi dell’opera eschilea.

Bisogna segnalare anche Daniela Dal Cin, autrici delle scene e dei costumi e del manifesto che raffigura la giostra che accoglie lo spettacolo.

“Una giostra: Agamennone” fa parte della rassegna Macchine arcaiche – luci dall’antico a cura del Teatro Reon nello Spazio di Reno di Calderara di Reno.

Andrea Grilli

Pubblicato su Stradanove.net il 10 dicembre 1998

Kohlhaas
Jun 19th, 2011 by Andrea Grilli

IL PRIMO SPETTACOLO DELLA MONOGRAFIA DE LA SOFFITTA dedicata a Marco Baliani è stato “Kohlhaas” (Arena del Sole, 13-14 gennaio 2000), opera capostipite del suo teatro di narrazione (1990). Si tratta di una storia autentica accaduta nella Germania del 1500 e raccontata da Heinrich von Kleist in un racconto omonimo.

Un uomo viene privato dei suoi migliori cavalli da un nobile che lo truffa. Ne consegue una serie di ingiustizie che colpiscono Kohlhaas il quale alla fine decide di farsi giustizia da solo, accompagnato da alcuni fedeli servi. Ma la sua rivolta risponde più profondamente alle istanze di giustizia della società tedesca. La rivolta diventa nazionale fino a far tremare lo stesso imperatore che ne avrà ragione solo con l’astuzia e l’inganno.

Baliani narra questa storia senza scenografie, costumi, ma solo aiutandosi con una sedia, sulla quale rimane seduto per tutto lo spettacolo, e soprattutto con la forza della storia, del desiderio custodito nel luogo più profondo del cuore di Kohlhaas, quel desiderio di giustizia che solo alla fine, poco prima di essere condannato a morte, gli viene concesso. Come una beffa. Ma il seme della giustizia è immortale, attecchisce anche sui terreni più aridi, gli basta un accenno di vita per prendere vita.

La narrazione di Baliani è senza sosta, senza pause, come una corsa, come un treno lanciato contro l’ingiustizia. Non rimane che desiderare che Kohlhaas sia stato l’ultimo e il racconto di Baliani una traccia storica di un mondo barbaro.

Ma i giornali ci smentiscono sempre. Sarà mai soddisfatto il desiderio di giustizia dei Kohlhaas del mondo?

Andrea Grilli

Pubblicato su Stradanove.net il 3 febbraio 2000

Esodo
May 29th, 2011 by Andrea Grilli

Una riflessione sull’immigrazione e l’integrazione delle culture

CI AVEVA EMOZIONATO QUANDO AVEVA PORTATO in scena Bobò, uomo tenuto segregato in un istituto, oppure quando aveva raccolto barboni, bambini down, disadattati, e aveva scoperto in loro il potere di conquistare il pubblico, di emozionarlo e regalargli sentimenti e immagini che solo loro potevano dare.

Delbono è capace di cogliere l’energia delle persone e farla esplodere sul palcoscenico, questa è la sua forza.

Ora ha spostato la sua attenzione sull’immigrazione con il nuovo spettacolo “Esodo”, presentato il 30 dicembre 1999 al Teatro Storchi di Modena e replicato in vari momenti fino al 18 gennaio del 2000 anche al Teatro delle Passioni.

“Esodo” è costruito sullo schema di “Guerra” (spettacolo che prendiamo come riferimento), presentato l’anno scorso a Bologna da La Soffitta. Uno schema che vede la creazione di immagini forti e dolorose che ispirano riflessioni sul tema che Delbono vuole affrontare. Oltre ai suoi fedeli attori un gruppo di extra comunitari ha contestualizzato i temi dell’esodo, delle guerre civili, dell’odio etnico-religioso.

Anche se lo spettacolo è molto bello e suggestivo, qualche appunto bisogna farlo.

Il meccanismo è ormai senza varianti e attori come Bobò vegono usati sempre nello stesso modo, molto probabilmente perché non presentabili in altra maniera. Le accellerazioni e i pronfondi rallentamenti del ritmo se creano uno spaesamento utile per staccare lo spettatore dal proprio benessere, ricordano però troppo “Guerra”. Anche l’uso delle citazioni d’altronde (Bibbia, Brecht, Il Sutra del Loto, Primo Levi e così via), che sottolineano e richiamano alla mente senza pietà i dolori e le atrocità che tagliano la storia, s’era già visto in “Guerra”.

Così un po’ di rammarico rimane nel cuore, perché un grande autore, qual è Delbono, non ha saputo intuire che era il caso di cambiare registro: lo spettacolo è comunque molto bello, ma forse era il caso di cambiare perché gli spunti non mancavano. Quel senso di incompiutezza che deve provare ogni profugo ed emigrato e che resta alla fine, di “senza terra ospitale”, è sufficiente a incidere il cuore e ad obbligarci ad un confronto con le nostre belle vite e i nostri “problemi”.

È obbligatorio confrontarsi con l’arte di Pippo Delbono, materia dirompente e deflagrante nei nostri cuori.

Andrea Grilli

Pubblicato su Stradanove il 3 febbraio 2000

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