L’ultima vacanza a memoir

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La storia della lotta della maggioranza nera negli Stati Uniti è attraversata dalle vite di molti uomini, molti uomini che ha fatto scelte, anche e soprattutto culturali, artistiche.

Come rappresentare se stessi e i principi che lo guidavano. Quale fosse la forma di lotta da perseguire per essere ciò che si era. Essere umani. Un percorso che ancora oggi negli Stati Uniti è una questione fondamentale, se l’elezione di un afro-americano  come Presidente è stata un trauma per molti e che solo oggi libri come Il buio oltre la siepe di Harper Lee sono stati riconosciuti come classici della letteratura, ma soprattutto libri di formazione della società statunitense.

La storia di Gil Scott-Heron è anche questa storia, non solo le vicende di un giovane nero,  un afro-americano, della sua vita di ragazzo che cresce tra madre, zio Buddy e i ricordi del padre. Ma anche del suo incontro con la scuola superiore, e soprattutto l’arrivo alla Lincoln, fondamentale per la formazione e lo sviluppo di una coscienza nera di lotta.

Scott-Heron però fa scelte precise, la musica, la scrittura, la non violenza, la lotta come affermazione di una coscienza. L’uomo e l’artista che si stanno formando iniziano un percorso che lo porterà ad accompagnare i grandi degli anni settanta e ottanta, ma soprattutto il grande concerto-manifestazione voluto da Stevie Wonder per proclamare festa nazionale il giorno della nascita di Martin Luther King.

Sarà con le sue canzoni e svelare i problemi della società americana, di una borghesia conservatrice seduta nei salotti medi di case medie di una cultura media.

Questo libro racconta questo percorso, questa strada percorsa con coraggio e fiducia nelle proprie capacità.

Sicuramente la seconda parte è la più intrecciata con la storia americana, più universale perché coinvolge personaggi famosi e fatti storici, mentre la prima parte potrebbe essere il racconto della vita di qualsiasi ragazzo che affronta la dura Gil-Scott-Heron-and-Stevi-007vita del Bronx.

Lascia un po’ perplessi la parte centrale scritta in terza persona. Un residuo della prima stesura di questa biografia che non convince. È vero che può rappresentare la cima di un percorso della coscienza che ha o può aver bisogno di una oggettivazione fornita dalla terza persona. Probabilmente l’autore si è specchiato e questa modalità gli permetteva di osservare meglio. Ma quattro pagine su 256 sono un po’ poche per segnare una tecnica di scrittura o di narrazione.

Detto questo, anche se con qualche scricchiolatura nella parte iniziale della traduzione, il libro di LiberAria si inserisce in quei volumi che non possono mancare nella libreria di un amante della grandi battaglie civili della società umana.

Lo stile di Scott-Heron è molto molto dettagliato. Ripercorre la vita con grandi accelerazioni per poi soffermarsi con puntigliosità su passaggi che l’autore considera fondamentali. Bisognerebbe essere esperti di cultura statunitense per capire il valore di certi racconti, aneddoti, personaggi che vengono citati e che riempiono questa biografia come stelle in un cielo pieno di note e parole.

Gil Scott-Heron non è citato in ogni trasmissione radiofonica, e sicuramente anche chi è amante della musica rap e hip-hop non lo conosce. È prima di tutto un padre spirituale, culturale e artigiano umile della coscienza.

È una biografia, come tutte le biografie, la storia di un uomo si fa storia. Storia in questo universale degli afro-americani. Storia che oggi ha prodotto anche un presidente degli Stati Uniti.

Buon ascolto:

Andrea Grilli

 

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