»
S
I
D
E
B
A
R
«
Guida ai cimiteri d’Europa
Aug 12th, 2009 by andrea

di Fabio Giovannini - Stampa Alternativa – collana Eretica

“’A morte ‘o ssaje che’è?… è una livella.” (Totò)

Proprio con questi versi il grande Totò ci offriva una riflessione sulla morte e sugli effetti che ha su tutto quello che siamo e costruiamo. Il nobile e il povero don Gennaro della poesia sono uguali di fronte a una tomba, anzi alle loro tombe.
Non sempre si è pensata così la morte e questa stessa percezione democratica dell’essere umano non ha una diffusione in termini di massa. Certamente le nuove sepolture a loculo tendono a concretizzare la morte come una livella. Ma anche le fosse comuni in Europa, Africa e Asia, dove vengono fatti sparire gli orrori delle guerre e deo genocidi, raccolgono tutti quei cadaveri senza distinguerli tra medici, avvocati e muratori. Ben altro è la loro colpa. È essere musulmano, serbo, tutsi tanto per citare alcuni sinonimi di peccato… di vivere.
Ma nell’Ottocento la borghesia vincitrice e conquistatrice del Mondo cercò un modo nuovo di affermare la propria ricchezza dando vita a un fiorente periodo artistico per l’arte funeraria. Fabio Giovannini, uno dei maggiori studiosi dell’immaginario moderno, ci racconta i più importanti cimiteri d’Europa, ma soprattutto belli e affascinanti.
Così seguono il cimitero di Père – Lachaise a Parigi, il genovese Staglieno, Highgate a Londra e il cimitero acattolico del Testaccio a Roma. Poi seguono i cimiteri marini, militari, ebraici e gli inquietanti ossari e le catacombe. Giovannini percorre la storie del cimitero e della sepoltura, ma li descrive come luoghi reali e interessanti. Da visitare. Da non perdere. Queste opere architettoniche nascondo spesso opere d’arte realizzate per raccontare il rapporto dell’uomo con la morte e con i defunti. Una guida turistica vera e propria, prima ancora che uno studio storico artistico. Una mappa per scoprire una cultura poco trasmessa, ma “viva”. Infondo i cadaveri non alimentano vermi e lavoro per altri uomini?

Bookmark and Share
Quell’anno a Madrid
Aug 2nd, 2009 by andrea

di Daniel Chavarrìa, Marco Tropea Editore, 1998

Si dice che il primo amore rimanga nei nostri cuori in eterno. Forse è vero leggendo la storia che Daniel Chavarrìa racconta in uno dei suoi ultimi romanzi: “Quell’anno a Madrid”, ed. Marco Tropea Editore.
Si tratta di una autobiografica avventura d’amore che lo scrittore uruguaiano, ma cubano di adozione, ha vissuto quando aveva diciannove durante la sua permanenza nella Spagna franchista.
«Una cascata di riccioli neri su una pelliccia di ermellino spazzò via la mia nostalgia. A giudicare dalla camminata era una donna giovane. In quel momento» in quel momento il giovane Daniel, ancora lontano a diventare uno dei più grandi scrittori del Sudamerica e di Cuba, inserì nella propria vita un elemento di disturbo che per mesi segnò definitivamente la sua vita.
La ragazza che aveva conosciuto non era una semplice argentina che lo farà soffrire, si rivelerà una donna che raccoglie in sé tutte le astuzie, i dolori e le emozioni che può dare un travolgimento di sentimenti come quelli che nacquero all’epoca.
Il romanzo nasce dopo che lo scrittore ha incontrato i vari personaggi che furono coinvolti nella storia e dopo aver compiuto una attenta ricostruzione dei fatti.
I nomi sono stati cambiati, ovviamente, per celare le vere identità di persone che all’epoca agirono anche nella clandestinità in anni, si parla del 1953, in cui gli effetti della II Seconda Guerra Mondiale non si erano ancora trasformati in concrete esperienze nelle menti dei loro testimoni.
Così alla prima parte che è il racconto dell’incontro con quella affascinante creatura e il breve periodo che trascorsero insieme, segue una seconda parte fatta di testimonianze e lettere che permisero a Chavarrìa di capire cosa fosse successo in quegli anni.
Da buon scrittore di gialli Daniel non ci fornisce tutti gli elementi per capire come possa essere finita o come possa essersi sviluppata quella che potremmo definire tranquillamente una trama da romanzo giallo. Anzi soffermandosi sui propri sentimenti, descrivendo minuziosamente quali fermenti amorosi suscitasse quella ragazza, mette il lettore nelle condizioni di stupirsi anche quando il tutto sembra entrare nel semplice ricordo nostalgico dell’amore, di capire perché abbia senso dedicare oltre 200 pagine a quello che ad una prima lettura potrebbe nient’altro che sembrare un amore giovanile civettamente ricambiato.
Forse in qualche passo il calore e la passione sudamericana possono sembrare eccessive, ma lo sguardo che pone lo scrittore su se stesso “giovane” è sia di curiosità che di paterno affetto.
Sul finire l’incontro con l’antica fiamma risveglia antiche debolezze, ma adesso è un uomo di oltre sessant’anni con ben altre esperienze e una moglie. Pur con tutto quello che avrebbe potuto rivendicare dopo aver scoperto gli inganni di cui è stato soggetto, l’uomo Chavarrìa afferma a fino romanzo: «Non c’è nessun rancore. Gli anni hanno addolcito i miei sentimenti.»
L’avventatezza romantica della gioventù acquista un altro aspetto se rivista da uomo saggio.
E si sa con gli anni si acquista anche la saggezza.

Bookmark and Share
Despero
Jul 10th, 2009 by andrea

di Gianluca Morozzi, Guanda

“Non capisci, Kabra. Non mi sono mai trovata a scegliere fra te e il Magico, fra te e Tex. Tu non sei mai stato un’alternativa, eri il mio amico. Non ti ho mai visto diversamente”

Credo che non esista peggior frase che una donna possa dire a un uomo. Sei un amico. Non eri una alternativa. Sparami e mi fai meno male.

Quante volte nella nostra vita ci troviamo a dover affrontare queste situazioni allucinanti. Eppure si cade, ci si rialza e via verso un altro muro.

Questo “Despero” di Gianluca Morozzi è il racconto disperato di un giovane che per 12 anni porta con sè, come il più prezioso dei tesori, l’amore per Sarah. Un amore profondo, all’inizio adolescenziale che poi cresce negli anni dell’università, dei successi e gli insuccessi professionali.

Attraverso le scelte di vita.

E quando si parla di amore, anzi di Amore, si scrive sempre qualcosa che è generazionale, che fa parte di tutti coloro che vivono quel sentimento.

Gianluca Morozzi, classe 1971, racconta senza cercare troppe originalità, troppe idee brillanti o stupefacenti, come possono vivere gli adolescenti e i giovani adulti l’amore, i rapporti di amicia e soprattutto i sogni della propria vita. Cosa farò da grande? Indipendentemente dal corso di laurea scelto, indipendentemente da tutto. E da tutti.

Un bel libro, scritto molto bene, organizzato in forma di diario, dove lettere, lettere mai spedite e perciò più taglienti perché incompiute (la risposta è sempre un chiudere un circuito), ed eventi ci raccontano l’inizio di questo amore e ci conducono alla sua fine. Lo scontro finale, come in tutti i migliori film d’avverntura (non è la più bella avventura l’Amore?) segna anche la sconfitta e la rinascita dell’eroe.

E già. Proprio dell’eroe. D’altra parte non canta Ewan McGregor a Nicol Kidman, in Moulin Rouge, we are the heroes?

Amanti come eroi, eroi di cosa? della vita.

Bookmark and Share
»  Substance: WordPress   »  Style: Ahren Ahimsa