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Shadows & Light, La rivista Marvel di fumetto d’autore
Sep 17th, 2011 by Andrea Grilli

Nr.1, aprile/1998, Marvel Italia, formato magazine, £.5.000

DOPO CHE NEGLI ULTIMI ANNI LA MARVEL ITALIA aveva cercato di rilanciare una rivista di fumetto di qualità con Marvel Magazine, senza però riuscire a trovare una platea sufficiente di lettori, ecco un altro tentativo utilizzando materiale di recente pubblicazione negli States.

La rivista Shadows & Light è in formato magazine, b/n e colori, e per ora si limiterà a questa uscita per mancanza di materiale.

Senza dubbio la parte in b/n non è di particolare qualità, anzi: la storia di Hulk, disegnata da quel gigante dell’illustrazione e del fumetto americano Bernie Wrightson, è lontana secoli dai suoi capolavori, come lo Swamp Thing della DC Comics.

Diavoli & Angeli con Devil è la solita storia piena di moralismo e disegnata secondi piani bianco-nero che soli pochi americani come Miller ed il sudamericano Muñoz, riescono a realizzare.

Se poi passiamo all’inserto interno con una storia a colori, prima parte di una miniserie che dovrebbe spiegare la verità sul Marvel Universe, “Complotto”, ci troviamo di fronte alla solita tecnica pittorica alla Marvels di Ross, e al solito tentativo di rialzare l’interesse dei lettori per un universo supereoistico che ormai si regge solo su eventi eccezionali o super segreti da svelare in edizioni speciali.

Siamo distanti milioni di anni luce dalla produzione anni settanta-ottanta che fecero grande la Marvel.

Per fortuna la stessa Marvel Italia ne è cosciente, e ristampa quelle magnifiche storie che raccontavano di uomini con superpoteri, ma anche super-problemi.

Andrea Grilli

Pubblicato su Stradanove.net il 30 aprile 1998

11 settembre
Oct 9th, 2008 by Andrea Grilli

Alzi la mano chi può dimenticare quel giorno? Chi di fronte alle torri che cadevano (quante volte abbiamo visto quelle immagini ripetute sugli schermi?) non ha pensato se ci fosse stato l’Uomo Ragno? Oppure Capitan America? La Cosa?

Forse la gente comune non si è posta neanche questo problema, troppo sconvolta non ha cercato nel proprio immaginario un’ancora di salvezza al dolore e al senso di impotenza di quell’attentato. Eppure chi legge fumetti non può essere stato indifferente alla tentazione di porsi quelle domande? Cosa avrebbe fatto Thor il dio del tuono che ha votato la propria vita alla difesa degli esseri umani e della Terra? 

La Marvel Comics sempre fedele al proprio motto: a grandi poteri si associano grandi problemi, ha dedicato una storia dell’Uomo Ragno (The Amazing Spiderman nr.36, vol. 2) all’attacco terrorista dell’11 settembre 2001. 
Un Uomo Ragno sconvolto guarda dall’alto le torri cadere, gli uomini che combattono per la salvezza, una donna e un uomo scappano, vedono il nostro eroe:

Dove eravate voi?! Come avete potuto permetterlo?

È questa in fondo la domanda che il popolo americano pone a se stesso e ai suoi difensori (militari, civili, politici):

dove erano le nostre eccezionali armi e strumentazioni che dovrebbero difenderci dai nostri nemici?

Ma la risposta dell’Uomo Ragno è decisiva per capire che non si può l’impossibile, che viviamo un mondo a razionalità limitata: tutto non si può.

Io… Come faccio a dire che non sapevamo? Non potevamo sapere. Non potevamo immaginare. Solo dei folli potevano concepire il piano, eseguirlo, pilotare gli aerei. Il mondo civile sarà sempre indifeso di fronte ai folli, perché la nostra mente non può spingersi fin dove arriva la loro pazzia.

Già. Chi poteva immaginarsi un atto di questo genere? Così oltre all’Uomo Ragno e altri eroi, Thor e persino Wolverine (questa volta i mutanti non c’entrano con morte e distruzione), per non parlare di Destino, Magneto… in mezzo agli uomini comuni superuomini sono alla fine inermi e sconvolti come loro. Un Cap paralizzato guarda la distruzione.

Non so immaginare come sia averlo visto due volte. Non so immaginarlo.

Si dice l’Uomo Ragno. 
Gli occhi di Capitan America sono immobili. A questi passaggi veramente belli e drammatici, seguono le ultime pagine un po’ retoriche, un po’ ‘siamo una grande nazione’ e via dicendo. Niente di che, però bisogna essere sinceri: si leggono a fatica. Lo stile retorico, anche quando è ben scritto, è pesante e noioso. Il pregio però di questo volume è di non voler far passare la cultura americana per qualcosa di meraviglioso che tutti dovrebbero adottare: troppo contraddittorio con le origini e lo stile Marvel. Ed è questo il merito di questa storia dell’Uomo Ragno di aver affrontato la tragedia dell’attacco agli USA con toni sincero e trasparente e soprattutto di aver ricordato a tutti che non c’è bisogno di eroi in calzamaglia, ma di eroi di tutti i giorni: cioè uomini e donne con i loro mestieri e i loro problemi, con i loro dolori e i loro piaceri.

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