Alzi la mano chi può dimenticare quel giorno? Chi di fronte alle torri che cadevano (quante volte abbiamo visto quelle immagini ripetute sugli schermi?) non ha pensato se ci fosse stato l’Uomo Ragno? Oppure Capitan America? La Cosa?
Forse la gente comune non si è posta neanche questo problema, troppo sconvolta non ha cercato nel proprio immaginario un’ancora di salvezza al dolore e al senso di impotenza di quell’attentato. Eppure chi legge fumetti non può essere stato indifferente alla tentazione di porsi quelle domande? Cosa avrebbe fatto Thor il dio del tuono che ha votato la propria vita alla difesa degli esseri umani e della Terra?
La Marvel Comics sempre fedele al proprio motto: a grandi poteri si associano grandi problemi, ha dedicato una storia dell’Uomo Ragno (The Amazing Spiderman nr.36, vol. 2) all’attacco terrorista dell’11 settembre 2001.
Un Uomo Ragno sconvolto guarda dall’alto le torri cadere, gli uomini che combattono per la salvezza, una donna e un uomo scappano, vedono il nostro eroe:
Dove eravate voi?! Come avete potuto permetterlo?
È questa in fondo la domanda che il popolo americano pone a se stesso e ai suoi difensori (militari, civili, politici):
dove erano le nostre eccezionali armi e strumentazioni che dovrebbero difenderci dai nostri nemici?
Ma la risposta dell’Uomo Ragno è decisiva per capire che non si può l’impossibile, che viviamo un mondo a razionalità limitata: tutto non si può.
Io… Come faccio a dire che non sapevamo? Non potevamo sapere. Non potevamo immaginare. Solo dei folli potevano concepire il piano, eseguirlo, pilotare gli aerei. Il mondo civile sarà sempre indifeso di fronte ai folli, perché la nostra mente non può spingersi fin dove arriva la loro pazzia.
Già. Chi poteva immaginarsi un atto di questo genere? Così oltre all’Uomo Ragno e altri eroi, Thor e persino Wolverine (questa volta i mutanti non c’entrano con morte e distruzione), per non parlare di Destino, Magneto… in mezzo agli uomini comuni superuomini sono alla fine inermi e sconvolti come loro. Un Cap paralizzato guarda la distruzione.
Non so immaginare come sia averlo visto due volte. Non so immaginarlo.
Si dice l’Uomo Ragno.
Gli occhi di Capitan America sono immobili. A questi passaggi veramente belli e drammatici, seguono le ultime pagine un po’ retoriche, un po’ ‘siamo una grande nazione’ e via dicendo. Niente di che, però bisogna essere sinceri: si leggono a fatica. Lo stile retorico, anche quando è ben scritto, è pesante e noioso. Il pregio però di questo volume è di non voler far passare la cultura americana per qualcosa di meraviglioso che tutti dovrebbero adottare: troppo contraddittorio con le origini e lo stile Marvel. Ed è questo il merito di questa storia dell’Uomo Ragno di aver affrontato la tragedia dell’attacco agli USA con toni sincero e trasparente e soprattutto di aver ricordato a tutti che non c’è bisogno di eroi in calzamaglia, ma di eroi di tutti i giorni: cioè uomini e donne con i loro mestieri e i loro problemi, con i loro dolori e i loro piaceri.