Se Dio esiste: Quaderni parigini. Gennaio – novembre 2015

di Joann Sfar

Joann Sfar è un autore poliedrico, dal fantasy francese, molto distante dallo schema classico statunitense, al fumetto ebraico fino al diario dove tra disegni e parole, affronta in modo articolato e ricco il vivere nella Francia sotto attacco.

copJoann Sfar è famoso per essere intervenuto su Facebook e aver respinto il tag “prayforparis” sottolineando come la Francia sia uno stato laico e il tag sottolineava un aspetto religioso rinforzando in realtà coloro che hanno sparato. Un approccio decisamente francese, molto distante dalla confusione culturale e religiosa tipica italiana o di altre nazioni come gli USA, dove laicità e religiosità si confondono.

La Francia è forse uno dei pochi stati europei o mondiali veramente laico.

Joann Sfar si confronta tra la sua francesità e l’origine ebraica, tra l’essere padre, uomo e il rapporto controverso con le donne, belle, affascinanti, simpatiche. Ancora questo è tutto molto francese.

Il diario, Se Dio esiste di Joann Sfar aiuta il lettore a comprendere la Francia non solo in questa fase difficile di scontro con il mondo terroristico medio orientale, ma in generale la società francese con la libertà, l’uguaglianza e lo spirito ribelle che la distingue.

Si alternano tavole straordinarie di forte impatto emozionale a pagine ricche e dense di Se Dio esiste di Joann Sfarparole, cascate di pensieri e commenti, racconti dell’infanzia e dei drammatici fatti presenti e passati della storia ebraica. L’autore si aiuta anche con dialoghi e testimonianze di amici e parenti che, come uno specchio, lo confrontano con i temi dell’identità ebraica, dell’interpretazione più o meno laica dell’Islam e la convivenza tra culture e religiosità all’apparenza diverse, sicuramente di intensità diversa.

Questo libro, Se Dio esiste: Quaderni parigini. Gennaio – novembre 2015, di Joann Sfar aiuta il lettore ad allargare l’orizzonte, a scoprire una maggiore vastità valoriale della laicità e della identità francese ed ebraica. Come sempre Joann Sfar gioca in modo intelligente con le sue tradizioni e riesce usando livelli e tecniche diverse di narrazione a ricordarci che possiamo vivere insieme. Nel rispetto dei valori laici e democratici.

Andrea Grilli

Il gatto del Rabbino – il Bar-Mitzvah

Può un gatto celebrare il Bar-Mitzvah? È questo il filo conduttore, il dilemma, il gioco narrativo che accompagna il primo episodio della serie Il gatto del Rabbino di Joann Sfar. Il rabbino di una città del nord Africa ha due animali, un gatto sempre taciturno e un pappagallo che parla sempre. Il gatto vorrebbe passare il tempo con la figlia del Rabbino, 01sfar1.gifcosì un giorno il gatto si mangia il pappagallo. Niente di strano che un gatto si mangi un uccello, ma ecco fatto il gatto inizia a parlare. Ne segue un confronto dialettico tra ben due Rabbini e lo stesso animale che cerca in tutti i modi di convincerli che può celebrare il Bar-Mitzvah. Ma l’uso della parola non è facile, il gatto mente subito, oppure è troppo veemente e aggressivo quando vuole dire la sua senza prestare la minima attenzione alla sensibilità degli interlocutori.

Il Rabbino di fronte alle bugie del gatto così risponde: la parola serve a descrivere il mondo, non a contraffarlo. E il timore che conduca sua figlia su una brutta strada (nel fumetto vediamo il gatto che suggerisce di leggere Il rosso e il nero di Stendhal) lo spingono a tenere sempre con sé il gatto e infine a impartirgli una educazione ebraica al fine di migliorare e di poter frequentare la padroncina.

Rabbino: L’occidentale vuole risolvere il mondo. Fare l’uno con il multiplo. È un’illusione, mi dice il rabbino.
Il gatto: Sì, ma in fin dei conti, maestro, non è che anche il giudaismo cerchi di fare l’uno con il multiplo?
Rabbino: Sì. Ma non allo stesso modo. Il Logos consiste di tesi, antitesi e sintesi. Mentre il giudaismo è fatto di tesi, antitesi, antitesi, antitesi…

Questo è uno dei tanti passaggi, confronti tra il gatto e il Rabbino, momenti che ci permettono di pensare altre antitesi, antitesi…

Il gatto però è anche il nostro narratore, si confronta con tutti anche con il lettore. Con i suoi occhi cinici e senza infrastrutture osserva, giudica, analizza il comportamento dei vari personaggi della storia. Anche gli allievi del Rabbino subiscono le sue attenzioni, uno in particolare che sembra volere la mano della padroncina. È un giovane dalla parola tagliente, sempre preso a difendere i costumi e richiamare le donne come a sottolineare che Se temi Dio, se rispetti lo Shabbat e fai bene le tue preghiere, non ti può succedere niente. È logico. Ma il giovane così rigoroso ha la sua vita segreta fatta del bordello arabo, frequentato per non farsi scoprire. Al gatto piace quell’anima ambigua e ipocrita. D’altra parte il gatto si diverte a dialogare con i suoi interlocutori così come a tacere e osservare il mondo che scorre intorno a lui, prediligendo i più imperfetti oppure coloro che lo coccolano.

Il gatto del Rabbino – il Bar-Mitzvah è una delle tantissime serie a fumetti che Joann Sfar disegna. Autore francese tra i più prolifici e innovativi pesca a piene mani dalle tradizioni dei propri genitori, madre askenazita e padre sefardita. In una intervista al sito Joann Sfarinternet francese www.parutions.com nel 2002 ha sottolineato la profonda educazione religiosa che ha ricevuto fin da bambino. Anzi il Gatto del Rabbino è chiaramente ispirato all’educazione del padre.

Il tratto di Joann Sfar è vicino al fumetto favolistico, con i personaggi quasi infantili nella
loro rappresentazione, il disegno ci riflette immediatamente il loro animo, i loro sentimenti. Nello stesso tempo l’autore francese è interprete di una nuova strada del fumetto franco-belga, ormai sempre meno aderente alla linea-chiara di Hergé. La linea di Joann Sfar è spezzata, anzi più che una linea, sono decine di linee piccole, nervose, sferruzzate sulla tavola senza una apparente logica. Sembrano tante antitesi in un processo logico tra parola e disegno

Andrea Grilli