The watcher, è difficile scegliere una casa

The Watcher, miniserie televisiva di Ryan Murphy e Ian Brennan, basato sul libro “The Haunting of a Dream House” di Reeves Wiedeman, con Naomi Watts, Bobby Cannavale, Mia Farrow. Foto credit: Netflix.

The Watcher è una miniserie di Netflix basata su un fatto vero, quanto ancora misterioso e irrisolto. La rivista on line The Cut ricorda il fatto in questo articolo.

La serie in un primo momento si muove su binari molto noti e prevedibili: il padre che perde la pazienza ed è sempre arrabbiato; l’adolescente ribelle e sempre contro la famiglia; il figlio maschio pre-adolescente sempre spaventato; i vicini invadenti e inquietanti. E così via in una serie di cliché tipici americani.

Non mancano capolavori sul tema del “vicino di casa” e il rapporto tra proprietari/abitanti di una casa  e la stessa abitazione.

Tra i vicini di casa “buoni” possiamo ricordare La finestra sul cortile di Alfred Hitchcock, mentre Uno sconosciuto alla porta (titolo originale Pacific Heights) di John Schlesinger con un fantastico Michael Keaton.

Questo tipo di storia è frequente nella creatività statunitense ed evidentemente raccoglie una serie di leggende metropolitane e fatti veri, come quello di Watcher, che inquietano l’opinione pubblica.

La storia è ben inserita nel contesto delle periferie ricche americane, dove il club, il quartier ben tenuto, una edilizia residenziale molto ricca, disegnano i perimetri di benessere e posizione sociale. Ma i nostri nuovi proprietari non fatto i conti con un “qualcuno” che ama così tanto la villa che hanno comprato, da osservarla con scrupolosa attenzione.

Così arrivano lettere minacciose, eventi strani. Tutti fatti che possono essere attribuiti ai vicini o a qualche abitante della cittadina. Ma a chi?

The Watcher, la dinamica della storia

The WatcherCome si scriveva il racconto di The Watcher si basa su una serie di elementi classici, che vengano sapientemente montati progressivamente puntata per puntata in modo diverso dal solito. In questo modo, più o meno dalla metà degli episodi, la storia prende un percorso completamente diverso fino a una finale a sorpresa.

Non viene scelto un meccanismo a spirale o una matriosca narrativa, bensì sono una serie di pezzi di un puzzle che non ha contorni, ma intrecci bizzarri.

Secondo certi schemi horror, il luogo è il centro di una energia ossessiva, come un buco nero è attrattivo, assorbente. I personaggi non riescono ad opporre una forza pari o superiore per interrompere gli eventi.

Tutto è più o troppo per normali persone. Non ci sono eroi, antieroi.

C’è solo la Casa e il suo The Watcher. Tutto il resto non conta.

Home Cooking

Home Cooking di Laurie Colwin, Edizioni Sur, 2022, traduzione di Lorenza Pieri.

Quando si parla di Laurie Colwin si sottolinea la morte prematura, come se un libro non fosse una estenzione della vita di uno scrittore.

In qualche modo gli scrittori possono diventare immortali, non tutti; ma molti. E Laurie Corwin lo è diventata non solo grazie ai suoi romanzi e ai racconti, ma anche per un libro di cucina.

Home CookingHome Cooking, Un scrittrice in cucina è un libro di cucina. Forse non proprio uguale a quelli dei grandi chef, ma sicuramente più vicino a un classico come L’Artusi. Entrambi hanno la caratteristica di inserire il cibo e il modo di culinario in un contesto sociale e culturale.

Laurie Colwin non ha l’ambizione di raccontare ricette da ottomila stelle Michelin, ma semplicemente un piatto ben preparato, con amore, da condividere con gli amici e non solo.

Perché esiste anche il cucinare per il gusto del piacere di preparare buon cibo e mangiarserlo.

Non credo sia necessario spendere tanti soldi per mangiare bene: è dura superare una cara vecchia patata al cartoccio.

Poche parole per cancellare decine di trasmissioni televisive dove anche la più semplice ricetta è diventata un progetto di bio-ingegneria.

Home Cooking e le ricette

Va anche sottolineato che le ricette della Colwin riguardano il pollo e come friggerlo. Oppure i vari modi di proporre le verdure. Per non parlare di come preparare il pane o un intero capitolo dedicato alla melanzana.

Oppure le zuppe, il cioccolato, come nascondere le verdure e il pesce. E Laurie Colwin riesce anche a salvare la cucina inglese, gesto che a un amante della cucina italina può solo far sorridere.

Laurie Colwin e il cibo

Home Cooking di Laurie ColwinIl rapporto dell’autrice con il cibo e il cucinare è quasi genetico, una parte dell’altra. La giornata, la vita stessa non hanno senso senza cibo.

Cucinare è un modo per prendersi cura dei famigliari e degli amici, così l’autrice spende pagine nel darci consigli e nel parlare della funzione del cibo nella socializzazione.

Ma anche la notte è un luogo magico dove pentole e coperchi danzano.

Di notte c’è ci conta le pecore e chi legge gialli. Io sto sdraiata a letto e penso al cibo. Spesso preparo i menù. A volte invento ricette.

Tra una ricetta e l’altra Laurie Colwin racconta la sua vita di donna, scrittrice e madre. Leggere Home Cooking è un modo diverso di conoscere una scrittrice.

Dovrebbe essere letto come primo libro per poi passare alle antologie di racconti e ai romanzi.

 

 

 

 

Trapped e Entrapped, omicidi in Islanda.

Trapped, due stagioni. Untrapped, una stagione. Serie televisiva dal 2015, di Baltasar Kormákur, con Ólafur Darri Ólafsson, Ilmur Kristjánsdóttir, Ingvar Eggert Sigurðsson.

I paesi nordici stanno invadendo ormai da anni i servizi streaming con serie tv di estremo interesse.

Sono prodotti decisamente di stampo britannico o statunitense e con un parco attori in crescita per capacità e qualità della recitazione.

Anche la regia, la drammaturgia e in generale tutti i settori della produzione cinematografia/televisiva sono ottimi.

Trapped EntrappedMolto interessanti sono la serie Trapped e il seguito, di fatto serie conclusiva, Entrapped.

Si tratta di storie ambientate a Reykjavik, nei primi minuti come per dare il via alla trama, per poi spostarsi nella cittadina di Fjallabyggð nel nord dell’Islanda.

La polizia locale è più in funzione di controllo del territorio, mentre le indagini “alla detective” sono gestite dagli uffici della capitale.

La trama.

La trama è una classica matrioska.

Gli investigatori ad ogni giro scoprono un livello della trama o meglio dei segreti collegati ai personaggi, ma senza mai riuscire a trovare il bandolo della matassa.

Solo nel finale emergono gli ultimi elementi che consentono di svelare l’identità dell’assassino.

Va sottolineato che nella seconda stagione anche senza aver chiaro il movente o l’effetto scatenante, è abbastanza chiaro chi sia il criminale, mentre nella prima l’autore riesce ad essere inafferabile.

Entrapped, invece, è di fatto la terza stagione e  da una parte chiude alcune sottotrame aperte fin dall’inizio, dall’altra apre potenzialità inespresse del personaggio principale, Andri, ottimamente interpretato da Ólafur Darri Ólafsson.

Trapped. Entrapped e la natura.

Trapped Islanda

La natura ha un ruolo fondamentale in Islanda, sia per la grandezza dell’isola rispetto al numero di abitanti, per cui vi sono ampi spazi incontaminati e non abitati, sia per la sua naturale bellezza.

Non mancano però le contraddizioni della società moderna e anche gli eccessi industriali o rischi di inquinamento fanno parte delle trame delle storie di Trapped. 

Oltre questo comunque interessante, la serie riesce a mostrare la bellezza della natura islandese senza rallentare o annoiare.

La regia aiuta a addentrarsi nel contesto nordico, molto lontano da quello europeo e soprattutto da quello mediterraneo, mostrando panorami straordinari di roccia, acqua e spazi immensi.

La società islandese.

Una serie televisiva ambientata in Islanda offre l’opportunità di conoscere, anche se attraverso l’occhio di una telecamera, usi e costumi.

La società islandese si presenta fortemente e profondamente democratica, aperta al diverso, ma nello stesso non impermeabile alle ideologie nazionaliste e razziste che si diffondono grazie ai populismi e a pensieri sempliciotti e superficiali.

Non è esclusa anche una sottile critica alla dirigenza politica, soggetta anche lei a una certa fascinazione del progresso a tutti i costi.

Le trame delle tre serie infatti presentano riferimenti alle dinamiche sociali e ai problemi economici che negli ultimi vent’anni hanno colpito le nazioni europee. L’Islanda non è immune e non può isolarsi rispetto alla globalizzazione, che alla fine non è riuscita a controllare o cavalcare in modo proficuo.

Trapped e Entrapped  sono storie che riducono la distanza dei confini del nord europa con il Mediterraneo e danno un senso più locale e umano delle complesse trame dell’Europa.

 

 

 

In terra ostile di Philip K. Dick

“In terra ostile” di Philip Dick con postfazione di Daniele Brolli, Vertigo, Tascabili Einaudi, 263 pagg., traduzione di Daniele Brolli.

Einaudi pubblica uno dei romanzi non science-fiction dell’autore di Ubik, Philip K. Dick.

All’interno della collana Vertigo, Einaudi Tascabili, è stato pubblicato un romanzo di Philip Dick che non rientra nella produzione fantascientifica dell’autore statunitense, ma in quella mainstream.

Dick In terra ostileSi tratta di In terra ostile, titolo originale “In Milton Lumky Territory” del 1958, dove si narra dell’incontro tra un ragazzo e la sua ex insegnante, del loro amore, delle loro scelte di vita fino a un momento in cui i due possono fare un bilancio della vita e decidere che non hanno nulla da rimpiangere.

Pur essendo un testo non science-fiction, non si discosta molto da questo tipo di produzione di Dick, come se l’autore cercasse luoghi e tempi diversi dove rappresentare i propri elementi narrativi.

L’oggetto questa volta non è una droga di cui conoscere gli effetti, bensì una macchina da scrivere a cui il personaggio Bruce si avvicina e a cui è legata la sua emancipazione o l’affermazione nella vita civile.

Comprendere il manufatto, saper ripararlo permette a Bruce di essere in grado di avviare la propria attività autonomamente senza essere schiavo delle regole di coloro che governano il mercato.

Ma il conflitto tra la sua donna, decisa ad evitare la conflittualità usando il potere che si è riconsciuta, impedisce un percorso della comprensione con un finale positivo.

Bruce farà il commerciante insieme a Susan, migliorando sempre il proprio stato professionale, ma senza riuscire ad uscire dal binario, dal controllo ossessivo della società.

Bruce rimane rinchiuso nella trappola delle regole sociali, sia in famiglia che nel lavoro.

I temi più cari a Dick sono esplorati attraverso forme all’apparenza più convenzionali, ma non meno efficaci. La frattura tra una presunta vita reale e quello desiderata o immaginata viene qui esplorata attraverso i meccanismi della vita, del lavoro, dei rapporti sociali e famigliari.

Se la fantascienza non lo renderà famoso almeno in vita, la produzione mainstream rimarrà isolata, forse incompresa, schiacciata dal consecutivo successo di capolavori come Ubik.

Andrea Grilli

Memoria del fuoco – il secolo del vento

Edoardo Galeano “Memoria del fuoco – il secolo del vento”, trad. Maria Antonietta Peccianti, vol.III, Ed. Rizzoli

Memoria del fuocoIl nostro mercato è ricchissimo di pubblicazioni di scrittori sudamericani: Marquez, Sepulveda, Soriano, per citarne alcuni. Autori che raccontano storie che sembrano vere, credibili, ma che hanno sempre il sapore del fantastico, dell’incredibile. Forse per evitare che si possa pensare che sia invenzione letteraria, chissà, forse perché nel raccontare fatti realmente accaduti, si può scorgere la magia dei paesi latini, che Galeano ha spulciato centinaia di libri, che si sono rivelati a sua volta fonti per aneddoti e storielle. Così ne sono nati tre volumi, l’ultimo dei quali si occupa del nostro secolo.

Così scopriamo che nel 1913 Zapata amò due gemelle, prima Luz e poi Gregoria, e che nel 1917 una spedizione punitiva degli Stati Uniti per catturare Pancho Villa, tornò in patria avendo raccolto solo polvere, e così via fino al 1984, quando per nessun motivo l’autore smette di raccogliere e raccontare storie: “Perché no prima, o dopo, non lo so”.

Fare lo scrittore in sudamerica vuol dire rischiare la vita, ne sa qualcosa Marquez, vuol dire far proprie tutte le sofferenze, le gioie, i dolori di un popolo diviso dalla geografia e dai confini politici.

“Scriverlo è stata una gioia della mano; e ora mi sento più che mai orgoglioso di essere nato in America, in questa merda, in questa meraviglia, durante il secolo del vento. Non dico altro, perché non voglio sparlare del sacro”.

Andrea Grilli

Derry Girls

Derry Girls di Lisa McGee con Saoirse-Monica Jackson, Louisa Harland, Nicola Coughlan,
Jamie-Lee O’Donnell, Dylan Llewellyn, Tara Lynne O’Neill, Kathy Kiera Clarke, Siobhan McSweeney, Tommy Tiernan, Ian McElhinney. Tre stagioni, 2018-2022.

Irlanda del Nord, Derry. Mentre l’esercito britannico presidia le strade della città, cattolici e protestanti si confrontano e si combattono, un gruppo di adolescenti di una scuola cattolica femminile vive le caotiche turbe tipiche dell’età. Siamo negli anni Novanta, in pieno Troubles, il periodo della lotta armata tra cattolici e protestanti, tra gli invasori inglesi e l’IRA. Sono anche però gli anni della presidenza Clinton che ha l’ambizione di risolvere alcuni conflitti storici come quello irlandese.

La serie Derry Girls, ideata da Lisa McGee racconta quel periodo storico attraverso gli occhi di queste quattro adolescenti più uno. Quel “uno” è un ragazzo di madre irlandese, ma cresciuto in Inghilterra, per questo in pericolo in una scuola cattolica maschile. La conseguenza è trasferirlo nella scuola cattolica femminile con le conseguenti battute sulla sua presunta omosessualità.

Troubles e adolescenza

La narrazione è fortemente incentrata sui dialoghi di questi adolescenti senza menzionare direttamente i problemi sociali, economici e militari di Derry. Proprio per questo, quando i ragazzi si devono, inevitabilmente, confrontarsi con la realtà, questa è più dirompente e feroce di quanto si possa immaginare.

Derry girls 2Nello stesso tempo l’autrice guarda quel periodo con un certo tocco di ironia, di fatto si ride e si ride con intelligenza. Lo scarto tra la cruda realtà del pericolo, della violenza, dell’odio, e i desideri naturali di questi adolescenti, che in fondo vorrebbero viere come tutti i loro coetanei, crea un effetto distorto e ironico.

Il cane di Erin scompare, la madre incolpa l’esercito brittanico di averlo investito, ma in realtà l’animale è stato regalato. Oppure l’esigenza di fare una gita fuori città per l’imminente marcia orangista che mette in pericolo la comunità cattolica.

Per non parlare di sorella Michael, personaggio ormai famoso in Irlanda, che puntualizza durante una messa che “loro sono i buoni”, rispetto ai protestanti.

A questo contesto tragico, si uniscono usi e costumi tipici irlandesi che rendono ancora più ricca e unica la narrazione, come l’amore per il fritto e il rifiuto per la pizza.

Derry Girls, un piccolo successo

Derry Girls è stata accolta con grande entusiasmo sia negli ambienti irlandesi che britannici. La serie racconta in realtà come si viveva in quel periodo. Il segno più tangibile di questa ottima accoglienza sono due murales, uno dedicato al gruppo di adolescenti le “derry girls” e uno a sorella Michael che sottolineano, forse, cambiamenti positivi nella percezione del conflitto.

Proprio in una città come quella di Derry, dove la violenza protestante, perpetrata dall’esercito britannico e movimento orangista ha fortemente ferito la comunità cattolica.

Netflix

Infine va sottolineata l’ottima scelta di Netflix di non far doppiare la serie, ma lasciare l’inglese-irlandese facendoci apprezzare il tono di voce e l’accento tipico. Dei buoni sottitoli consentono di far seguire la storia, anche se la conoscenza del contesto, dai Troubles agli usi irlandesi aiuta a comprendere meglio gli eventi e i comportamenti dei personaggi.

Una volta l’Argentina di Andrés Neuman

Una volta l’Argentina di Andrés Neuman, Edizioni Sur, 2022, Traduzione di Silvia Sichel.

Andrés NeumanLeggendo questo libro di Andrés Neuman viene una domanda: raccontare la storia di una famiglia, è raccontare la storia di una nazione o di un popolo? Di una cultura? E quale cultura verrebbe anche da chiedersi.

L’autore ripercorre diverse generazioni della famiglia, dai trisnonni fino a se stesso e inevitabilmente ripercorre la storia dell’Argentina. Non si tratta di un percorso sistematico sia per la famiglia che per la sua nazione di origine. La struttura del romanzo Una volta l’Argentina è come il percorso di un gambero, Andrés Neuman fa un passo avanti e due indietro per raccontare prima di tutto sensazioni, profumi, odori dei luoghi e delle esperienze dei suoi famigliari, e poi inserirli nel contesto storico dell’Argentina.

Va sottolineato che l’autore non si abbandona a un vero giudizio morale della società argentina, ma piuttosto a un racconto storico. I fatti storici sono essi stessi una valida testimonianza, certamente sono filtrati dall’occhio personale di Neuman. Si tratta di una testimonianza condizionata, ma sempre una testimonianza.

Andrés NeumanAndrés Neuman, anzi la sua famiglia, sono testimoni di una nazione che ha sofferto, che soffre ma non si piega. Lì in fondo ai mappamondi, alle cartine geografiche, l’Argentina va avanti.

Il tentativo di cancellare una cultura e una diversità culturale è fallito. Ma Neuman non cade nel limite, anche se fondamentale, di raccontare solo la dittatura e i crimini da essa commessi, ma ci rende una Argentina più globale, più tonda, forse anche più grande di quanto volessero ridurla i militari.

La nuova edizione di SUR è di grande qualità,  grazie anche alla traduzione di Silvia Sichel, il progetto grafico di Falcinelli e la cura editoriale della redazione della stessa SUR.

 

Better Call Saul

Better Call Saul, di Vince Gilligan e Peter Gould, Netflix, 2015-2022, con Bob Odenkirk, Jonathan Banks, Rhea Seehorn, Patrick Fabian, Michael Mando, Michael McKean, Giancarlo Esposito, Tony Dalton.

L’ultimo atto della saga di Breaking bad finisce con l’ultima stagione di Better Call Saul, uno degli spin off meglio riusciti della storia della televisione. Serie prodotta da Netflix insieme a film El Camino, sempre della stessa serie, racconta la storia dell’avvocato Saul Goodman, dalle origini fino alla caduta, la fuga e il finale.

Gli autori, Vince Gilligan e Peter Gould, hanno dovuto confrontarsi con la creazione principale, Breaking bad, acclamata serie tv, un piccolo capolavoro. L’aver creato una ambientazione ricca di personaggi e relazioni, ha consentito agli autori di spaziare tra trame improbabili, personaggi disperati in cerca di una via per sopravvivere.

Better Call Saul, la morale

Proprio questo aspetto è uno degli elementi fondamentali, i personaggi di Breaking bad e  di Better Call Saul sono esseri minori, piccole formiche che cercano di emergere o di uscire da un catino controllato da gente più serie e cattiva e potente.

better-call-saul-finale-1Tutto è più grande di loro e loro scalpitano, si agitano cercando di trovare un posto, un ruolo, un destino migliore di quello che gli ha proposto il destino: dalla malattia di White, al lavoro umile di Godman, al piccolo spacciatore come Pinkman. Pesciolini dentro una vasca dove squali, veri squali, comandano.

Per le cinque stagioni di Better Call Saul abbiamo assistito a una grande assente, la dignità. Saul Goodman è in fondo un omuncolo, invidioso, arrabbiato con tutti, che nei soldi vedi il riscatto di se stesso e la realizzazione della sua vendetta. Nell’ultimo episodio della sesta stagione gli autori hanno evidenziato la mediocrità di Saul Goodman.

Un altro aspetto, forse decisamente moralista, è la questione se il crimine paga. Dal finale sembra proprio che gli autori siano tornati alle origini delle serie tv dove il crimine non pagava, la giustizia prima o poi vince ed esiste un solo destino. Ma Vince Gilligan e Peter Gould hanno voluto inserire altri elementi nuovi, come la partecipazione del criminale perché la giustizia vinca. In qualche modo è l’ammissione che senza una condivisione, voluta o casuale, di una ricerca della giustizia, sia impossibile per la società statunitense punire il crimine.

In qualche modo la lezione della seria The Closer e Major Crimes è ereditata da Better Saul Godman, ma questa volta il tema è visto dal punto di vista del criminale, che deve trovare nell’amore, nella ricerca di una dignità persa, la ragione per accettare la punizione.

Better Saul Call, la regia

Una  particolare attenzione va dedicata alla regia. Better Call Saul di fatto è un spin off che racconta fatti avvenuti prima e dopo Breaking Bad, ma il momento considerato “ora”, cioè l’esigenza di mantenere la coerenza temporale, spostava tutti gli elementi dell’asse temporale.

Per il pubblico il punto zero, quello di partenza, era la storia di Breaking Bad. Ecco che ribaldando la prassi tipica del bianco e nero come rappresentazione del passato, questo diventa il futuro perché i nostri occhi, le immagini di Breaking bad sono a colori.

Un ribaltamento del punto di vista. Tutto quanto avviene dopo l’ultima puntata di Breaking bad è un futuro passato, un insieme di eventi da titolo di coda, da racconto sfumato di personaggi ormai immortalati.

Infatti El Camino, il film di Breaking bad è a colori perché nell’onda della serie madre, prosegue nel raccontare la storia di uno dei suoi ultimi personaggi, Pinkman.

better-call-saul-3Un altro elemento estremamente rilevante è l’attenzione ai piccoli gesti, al dettaglio. La narrazione non è focalizzata su pochi elementi quasi zoomati, ma sui tanti piccoli passi che preparano alla scena fondamentale. Spesso gli episodi iniziano con scene dall’apparenza inutili per la narrazione, ma gli autori hanno cercato anche di tornare alle origini della narrazione, ricodandosi che prima di raccontare del tentativo del principe di liberare la principessa dal drago, questi deve prima fare un viaggio e il viaggio è se stesso narrazione.

E ora?

Better Call Saul!

 

I mostri di Cracovia, Krakowskie potwory

I mostri di Cracovia di Kasia Adamik e Olga Chajdas. Polonia, 2022.

I mostri di Cracovia, Krakowskie potwory, è una serie di 8 episodi ambientati a Cracovia, dove un gruppo di studenti guidati da un professore universitario, combatte il Male.

Lo schema della serie è molto elementare, un gruppo di buoni illuminati che combatte il Male o chi lo rappresenta che vuole tornare sulla Terra a seguito di una classica combinazione di eventi.

Niente di nuovo, ma anche niente di originale nella interpretazione di questo schema. La trama è contorta e piena di ripensamenti. I personaggi sembrano un manipolo di tossici che vaga per la città improvvisandosi esperti di occulto. Per molti versi ricorda il film Costantine, ma senza lo spessore del personaggio della Vertigo/DC.

Eppure l’occasione era ottima, basti pensare a una operazione molto simile con La trilogia del Baztàn, dove il recupero di antiche tradizioni delle valli basche aveva consentito di creare una trilogia sicuramente di grande interesse, seppur con i limiti del personaggio principale.

mostri-di-cracovia-2I mostri di Cracovia è ispirato o tenta di ispirarsi alla mitologia slava, precristiana. Il fatto che sia poco conosciuta fuori dagli ambienti dell’Est Europa, era una occasione straordinaria di creare uno scenario inedito. Ma la debolezza dei personaggi, la trama confusa e pasticciata e la poca chiarezza nelle spiegazioni, hanno fatto perdere valore all’intera serie.

Difficile immaginare una seconda stagione, dopo questo esito disastroso. Il tema della mitologia slava però non dovrebbe essere abbandonato. Speriamo in interpretazioni migliori.

Hellbound

Hellbound di Yeon Sang-ho, autore e regista, con Yoo Ah-in, Kim Hyun-joo, Park Jeong-min, Won Jin-ah, Yang Ik-june. 2021, Corea.

Dal cinema “l’invasione coreana” prosegue anche nelle serie televise, con Squid Games e piccoli capolavori come questo Hellbound, dove la stessa società corena viene indagata e approfondita senza troppi veli e senza troppa retorica.

Si tratta, almeno per ora, di una stagione di sei episodi, dove una serie di demoni appaiono per catturare il prescelto e condurlo all’Inferno. Il tutto avviene senza alcuna possibilità di avviare una trattativa o altro. I demoni, due giganteschi demoni, golem o elementali, uccidono con totale ferocia e violenza il condannato. Anche senza alcuna distinzione tra giovani e vecchi, anche un neonato può essere condannato.

Hellbound, il santoneMa, qualcosa non è chiara. Un detective della polizia coreana inizia ad indagare e cominciano ad emergere sette, santoni e misteri poco chiari. I demoni che vediamo sono autentici? C’è un trucco?

Hellbound non chiarisce, più la storia procede, più lo spettatore si accorge di avere tante informazioni, ma di fatto senza risposte. Scienza e magia sembrano scontrarsi senza riuscire a trovare un percorso. Può apparire come una scontro di boxer che stia andando ai punti… ma proprio quando tutta la fotografia sembra chiara, il colpo di scena. Un colpo di scena che necessita di una seconda stagione per avere risposte, o forse altri indizi. In alternativa possiamo rimanere con le nostre convinzioni e interpretazioni su questa storia.

I coreani quando raccontano di storie tra mito e religione non sono propensi a sposare il lato scientifico, ma preferiscono coltivare una sana fantastica creatività magica.

Domande come: se meritiamo l’Inferno o quando lo meritiamo, oppure il senso del peccato e del perdono. L’avvento dei demoni, Hellbound, indice in una società molto religiosa, ma che, come le nostre, non vedeva in pubblico, da tempo, l’apparizione del divino.

Cosa cambia nella società moderna, se il divino o sue forme dovesse apparire di nuovo? Come reaggiremmo?

Andrea Grilli