Despero

di Gianluca Morozzi, Fernandel

“Non capisci, Kabra. Non mi sono mai trovata a scegliere fra te e il Magico, fra te e Tex. Tu non sei mai stato un’alternativa, eri il mio amico. Non ti ho mai visto diversamente”

Credo che non esista peggior frase che una donna possa dire a un uomo. Sei un amico. Non eri una alternativa. Sparami e mi fai meno male.

Quante volte nella nostra vita ci troviamo a dover affrontare queste situazioni allucinanti. Eppure si cade, ci si rialza e via verso un altro muro.

Despero di Gianluca MorozziQuesto Despero di Gianluca Morozzi è il racconto disperato di un giovane che per 12 anni porta con sé, come il più prezioso dei tesori, l’amore per Sarah. Un amore profondo, all’inizio adolescenziale che poi cresce negli anni dell’università, dei successi e gli insuccessi professionali.

Attraverso le scelte di vita.

E quando si parla di amore, anzi di Amore, si scrive sempre qualcosa che è generazionale, che fa parte di tutti coloro che vivono quel sentimento.

Gianluca Morozzi, classe 1971, racconta senza cercare troppe originalità, troppe idee brillanti o stupefacenti, come possono vivere gli adolescenti e i giovani adulti l’amore, i rapporti di amicizia e soprattutto i sogni della propria vita. Cosa farò da grande? Indipendentemente dal corso di laurea scelto, indipendentemente da tutto. E da tutti.

Un bel libro, scritto molto bene, organizzato in forma di diario, dove lettere, lettere mai spedite e perciò più taglienti perché incompiute (la risposta è sempre un chiudere un circuito), ed eventi ci raccontano l’inizio di questo amore e ci conducono alla sua fine. Lo scontro finale, come in tutti i migliori film d’avverntura (non è la più bella avventura l’Amore?) segna anche la sconfitta e la rinascita dell’eroe.

E già. Proprio dell’eroe. D’altra parte non canta Ewan McGregor a Nicol Kidman, in Moulin Rouge, we are the heroes?

Amanti come eroi, eroi di cosa? della vita.

Andrea Grilli

H.P. Lovecraft – contro il mondo, contro la vita

di Michel Houellebecq

 

H. P. LovecraftQuando si legge una biografia si rischia di leggere un elenco scritto anche con un buon stile di taglie di mutante, shock infantili, psicologia del papà e della mamma, le ingiustizie subite da adolescente, le insoddisfazioni al lavoro etc… oppure si può incontrare una piccola e agile lettura della vita del grandissimo, e qui i complimenti sono riduttivi, H.P. Lovecraft. L’autore di quelle storie dedicate a mostri e divinità che emergono solo dai nostri incubi peggiori. Michel Houllebecq, autore di poesie e romanzi pubblicati dalla Bompiani (Le particelle elementari, Estensione del dominio della lotta e Il senso della lotta), ci propone un excursus sullo scrittore di Providence. Una lettura del suo essere scrittore attraverso il racconto degli elementi più interessanti della sua vita incrociati con i racconti più spettacolari.

“Sì, è vero: ho piazzato sei pallottole nel cranio del mio migliore amico, ma con questo racconto spero di dimostrare che non sono il suo assassino.” (La cosa sulla soglia)

Se non si è assassini piazzando 6 pallottole nel cranio di un amico, cosa si è? O meglio cosa è successo? Houellebecq esplora i percorsi creativi di Lovecraft, come preferisce scrivere e cosa abiura. Ma soprattutto perché tutto questo e contro chi?

H.P. LovecraftL’autore di Cthulhu odia il mondo così lontano dal suo essere bianco anglosassone e di conseguenza la vita non ha ragione di essere apprezzata. Tutto gli è odioso, insopportabile. Neanche il periodo a New York con la moglie riuscirà a sollevare il suo pensiero verso il Reale. Lovecraft si sente rifiutato, allontanato dalla società.

Scriverà: “sono talmente stanco dell’umanità e del mondo che nulla suscita la mia attenzione se non comporta almeno due omicidi a pagina, o se non tratta di innominabili orrori provenienti da altri spazi.”

Questo libro è le perfetta introduzione alla lettura completa delle opere dello scrittore di Providence che ogni buon amante della grande letteratura dovrebbe fare. È vero, come afferma Jacques Bergier, che occorre aver sofferto molto per comprendere Lovecraft, ma la realtà non ci sdegna di orrore e dolori. Ognuno di noi ha un bagaglio di dolore sufficiente per leggerlo.

Andrea Grilli

Guida ai cimiteri d’Europa

di Fabio Giovannini, Stampa Alternativa – collana Eretica, speciale. Lire 24.000

“’A morte ‘o ssaje che’è?… è una livella.”
(Totò)

Proprio con questi versi il grande Totò ci offriva una riflessione sulla morte e sugli effetti che ha su tutto quello che siamo e costruiamo. Il nobile e il povero don Gennaro della poesia sono uguali di fronte a una tomba, anzi alle loro tombe.

Guida ai cimiteri d'EuropaNon sempre si è pensata così la morte e questa stessa percezione democratica dell’essere umano non ha una diffusione in termini di massa. Certamente le nuove sepolture a loculo tendono a concretizzare la morte come una livella. Ma anche le fosse comuni in Europa, Africa e Asia, dove vengono fatti sparire gli orrori delle guerre e deo genocidi, raccolgono tutti quei cadaveri senza distinguerli tra medici, avvocati e muratori. Ben altro è la loro colpa. È essere musulmano, serbo, tutsi tanto per citare alcuni sinonimi di peccato… di vivere.

Ma nell’Ottocento la borghesia vincitrice e conquistatrice del Mondo cercò un modo nuovo di affermare la propria ricchezza dando vita a un fiorente periodo artistico per l’arte funeraria. Fabio Giovannini, uno dei maggiori studiosi dell’immaginario moderno, ci racconta i più importanti cimiteri d’Europa, ma soprattutto belli e affascinanti.

Così seguono il cimitero di Père – Lachaise a Parigi, il genovese Staglieno, Highgate a Londra e il cimitero acattolico del Testaccio a Roma. Poi seguono i cimiteri marini, militari, ebraici e gli inquietanti ossari e le catacombe. Fabio Giovannini percorre la storie del cimitero e della sepoltura, ma li descrive come luoghi reali e interessanti. Da visitare. Da non perdere. Queste opere architettoniche nascondo spesso opere d’arte realizzate per raccontare il rapporto dell’uomo con la morte e con i defunti. Una guida turistica vera e propria, prima ancora che uno studio storico artistico. Una mappa per scoprire una cultura poco trasmessa, ma “viva”. Infondo i cadaveri non alimentano vermi e lavoro per altri uomini?

Andrea Grilli

Sprayliz

Nell’ottobre 1992 uscì sull’Intrepido un nuovo fumetto dal nome accattivante, almeno perché ricordava i graffiti, murales et similia: Sprayliz. Attraversando stagioni più o meno fortunate questo piccolo gioiello del fumetto italiano ci ha raccontato la vita allegra e non poco impegnata di due ragazze e dei loro amici, tutti giovani adolescenti alle prese con la complessità della vita delle metropoli.

SpraylizMa chi è Sprayliz? È Elizabeth, una ragazza di 16-17 anni, studentessa liceale, con ottime doti da ginnasta e gusti sessuali ambigui, e con una sconfinata passione per i graffiti murali con cui di notte colora le periferie urbane. “Sprayliz” è lo pseudonimo con cui colora vivacizza le grigie atmosfere della sua città.

Non manca a tal proposito il poliziotto cattivo che le deve dare la caccia, Kinnock, il sindaco Brown, classico burocrate, che deve, a suo dire, ripulire la città da gente come Liz (la nostra Elisabeth), la sua amica, in tutti i sensi, Kate e tutti gli altri personaggi che frequentano il centro sociale Maconbo.

Gli altri personaggi sono gay, hacker, giovani artisti, poliziotti buoni (avete letto bene, soprattutto se innamorati di Liz), musicisti, preti etc etc…

Forse può subito emergere che il mondo ideato da Enoch è un po’ troppo strutturato per stereotipi, soprattutto nella dicotomia pubblica amministrazione, quindi burocrazia da una parte e giovani, libertà dall’altra.

Ma è anche vero che in questo modo l’autore riesce a mostrarci chiaramente come si sono sviluppati negli ultimi 20 anni certe dinamiche sociali nelle metropoli italiane. Come per esempio si possa essere genitore vicino al figlio senza vietarli erba o uscite notturne. La mamma di Liz è il chiaro esempio di strategia positiva da parte di un genitore: se non può impedirle di fare quello che vuole, allora cerca di capirla e di farla ragionare, di esserle vicina.

Così come certi insegnanti di Liz sono la classica immagine del tipo che non ha capito nulla della adolescenza e spara giudizi a raffica.

Gli argomenti trattati nel fumetto sono tanti: dall’ambientalismo ai diritti umani, hacker, traffico d’armi, vivisezione, guerre, predicatori religiosi, Malcom X, mafia, immigrazione e nucleare. Come dire, parlo della realtà e la affronto.

Ma resta comunque il fatto che Sprayliz non è riuscito a sfondare nel panorama del fumetto italiano. Anche se molto apprezzato, in realtà è un prodotto di nicchia. Dopo l’Intrepido (fino all’agosto 1994 con 14 episodi) fu la Star Comics a pubblicare una serie regolare di 11 numeri. Dopo alcune apparizioni è stata la casa editrice Comics & Dintorni a curare le nuove storie, distribuite solo in libreria. Da segnalare che Mare Nero, editore della rivista di erotismo Blue, ha ristampato le storie apparse sull’Intrepido; mentre Edizioni BD ha ristampato in tre volumi le storie di Sprayliz.

Andrea Grilli

Sellerio – novità in libreria

Maj Sjöwall, Tomas Ross 'La donna che sembrava Greta Garbo'Maj Sjöwall, Tomas Ross ‘La donna che sembrava Greta Garbo’ La memoria  336 pagine   14 euro   9,99 euro

Maj Sjöwall, insieme al compagno di vita e di scrittura Per Wahlöö, è stata la creatrice negli anni Sessanta di quel tipo di giallo che alla dinamica convulsa dell’indagine poliziesca sul campo univa la critica delle «società del benessere» scandinave, con il corredo di cesellati ritratti psicologici. Quella letteratura che in seguito ha trovato il suo più celebrato interprete in Henning Mankell (il quale ha sempre riconosciuto il debito verso i suoi predecessori). In questo romanzo scritto, dopo la morte di Per Wahlöö, con l’olandese Tomas Ross, l’autrice ha proseguito l’impronta stilistica e tematica della precedente fortunatissima serie. Così La donna che sembrava Greta Garbo, è anche il racconto dell’ingerenza poliziesca e della prepotenza dei servizi segreti, con una tensione apparentemente più adatta alla Guerra fredda che non alle placide comunità a guida socialdemocratica. Atmosfere che, pagina dopo pagina, mirano a rammentarci che la Svezia è stata comunque il paese dell’insoluto, misterioso omicidio del primo ministro di sinistra Olof Palme.
Christine, una bella e giovane donna implicata nel ricatto a un alto esponente governativo di un paese straniero, è scomparsa nel nulla. L’ultima volta era stata vista abbigliata in modo da sembrare Greta Garbo: per sfuggire all’attenzione attirandola su di sé. Sulle sue tracce, disperse nell’arcipelago di Stoccolma, si lanciano anche, in concorrenza con gli apparati di sicurezza, un giornalista disoccupato e il padre della fuggitiva, che l’ha casualmente rivista in un film pornografico. Il padre cerca una figlia perduta e visibilmente in pericolo, il giornalista un riscatto, ma cosa inseguono veramente i servizi dietro quella innocua ventenne?

Santo Piazzese 'Il viaggio segreto di Niels Bohr a Palermo'Santo Piazzese ‘Il viaggio segreto di Niels Bohr a Palermo’ Corti  1,99 euro in offerta lancio solo per oggi a 0,99 euro

Da Il sogno e l’approdo. Racconti di stranieri in Sicilia (Sellerio, 2009), il racconto di Santo Piazzese Il viaggio segreto di Niels Bohr a Palermo in versione e-book.

Cosa ci fa per le strade di Palermo un fisico di fama mondiale, precoce vincitore, a soli trentasette anni, del premio Nobel? Nell’immaginazione scanzonata e poetica di Santo Piazzese il suo è un soggiorno verosimile, una fuga da qualcosa, forse da se stesso, e Palermo è la meta più adeguata per scomparire e lasciarsi andare, al pensiero e alla memoria. La più adatta per un esilio da tutto.
«“Sai perché nei film western sono sempre i buoni a vincere nei duelli alla pistola contro i cattivi?” mi chiese una volta Niels Bohr». Il narratore, un apprendista avvocato che ha lasciato la Fisica per gli studi giuridici, torna nel passato a quella strana apparizione, un maturo signore scandinavo che aveva polemizzato con Albert Einstein, sostenendo che Dio non solo gioca a dadi ma che persino bara. Uno scienziato di genio, un grande appassionato di western, che ora è lì, seduto a mangiare un pezzo duro della gelateria Ilardo, oppure a bere una birra ghiacciata. E la sua sola presenza crea un enigma che va oltre la materia e la fabbrica della realtà, oltre i quanti o gli elettroni, e scruta nelle ragioni del dolore e del rimpianto, nel mistero delle emozioni, nella ragione ineffabile delle cose umane.

Aidoru

William Gibson Aidoru, trad. Delio Zinoni, 298 pagg., Mondadori, £. 14.000

William Gibson nel 1984 ci aveva stupito con il romanzo che avviò la stagione del cyberpunk, Neuromante (ed. Nord, 1986), pochi anni dopo affermò che lo stesso movimento che aveva contribuito a creare con Bruce Sterling aveva finito la sua spinta innovatrice ed era morto.

Eppure ha proseguito a scrivere romanzi che non escono dalle tematiche cyberpunk, solo che adesso emerge maggiore maturità, una assoluta consapevolezza di ciò che ha significato scrivere di fantascienza senza parlare di esplorazione spaziale, senza creare alieni strani e feroci, senza cercare il Male altrove: tanto era sulla Terra, nascosto nelle città, nei mezzi di comunicazione, nelle multinazionali, nelle reti telematiche, nella nostra alienazione quotidiana.

Aidoru di William GibsonAidoru è una pura invenzione dell’era digitale, una donna finta per i nostri canoni di realtà e artificialità, ma per le fan di un noto cantante può essere colei che porterà alla fine il loro sogno. Ma questo non è un mondo di adolescenti eccitate da un idolo, è anche quello delle multinazionali, della mafia russa che si espande in Giappone, un paese dilaniato dal terremoto e ricostruito in una notte grazie alla nanotecnologia. E soprattutto delle reti che collegano tutto e tutti, dell’hardware e del software di produzione New Age e di uomini esperti a trovare informazioni lì dove sembra esista solo un caos di dati.

Ma infondo forse questo ci vuole dire Gibson: che non è più il pensiero a definire la nostra esistenza, ma l’insieme delle informazioni su noi stessi. Ed esistono persone che sanno navigare in tutto questo e capire cosa faremo e come agiremo. La recente notizia dell’esistenza di Echelon, sempre che sia vera, ci deve far riflettere su come sia riduttivo pensare il mondo nell’angusto spazio di un quartiere o di una città. Scrittori come William Gibson riescono a farci riflettere su temi che la cosiddetta letteratura alta non è in grado di affrontare perché priva degli strumenti necessari per farlo.

Andrea Grilli

Pubblicato su Zero in Condotta e Stradanove.net nel 1997

Vacche sacre e mucche pazze

“Vacche sacre e mucche pazze – Il furto delle riserve alimentari globali” DeriveApprodi, 2001, pagg.133, 24.000 lire, collana Metis, vol. 2

Su un numero del settimanale Espresso, uscito poco prima del disastroso G8 di Genova, Vandana Shiva veniva segnalata come una delle leader del Popolo di Porto Allegre. Premesso che a parte di leader di più non si può parlare di un movimento che fa della partecipazione spontanea e assembleare la sua forza, senza dubbio “l’intellettuale impegnata e ambientalista militante” Vandana Shiva, così si definisce, è una delle voci più importanti e mature.

Vacche Sacre Mucche PazzeIl suo percorso umano è significativo. Prima fisica nuclearista dello stato dell’India, una potenza nucleare di secondo profilo, e poi attivista di un movimento che sta ridefinendo i rapporti di forza tra il popolo indiano e le multinazionali che vorrebbero banchettare sul tavolo delle risorse indiane.

“Vacche sacre e mucche pazze – Il furto delle riserve alimentari globali” è il quarto libro pubblicato in Italia. Prima era stato “Monocolture della mente. Biodiversità, biotecnologie e agricoltura scientifica” (Bollati Boringhieri, 1995) a segnare il lettore italiano. Ma non possiamo dimenticare anche “Sopravvivere allo sviluppo” (Isedi, Torino 1990) e “Biopirateria. Il saccheggio della natura e dei saperi locali” (Cuen, Napoli 1999).

Questa piccola pubblicazione, si tratta di sole 130 pagine, individua i nodi alimentari su cui si stanno giocando le fortune di multinazionali, stati e la vita di miliardi di persone. Dalla produzione di cibo con la questione di non poco conto di chi componga la forza lavoro agricola nei paesi del III mondo (le donne sono la stragrande maggioranza), al problema della proprietà dei semi e della salvaguardia della loro diversità. Ma non possiamo dimenticare anche il mare con tutte le sue risorse.

Vandana Shiva attraverso il caso “India” ci insegna a superare i paletti culturali o le pseudo convinzioni di progresso che fin da bambini ci hanno insegnato, per capire che anche il più piccolo essere o la più brutta delle erbacce hanno un loro posto nell’armonia della Natura di cui noi tutti facciamo parte.

Di conseguenza l’importanza degli avvertimenti sull’ingegneria genetica e l’esigenza, anzi l’imperativo, di ricostruire una democrazia alimentare, per impedire la “dittatura alimentare nella quale una manciata di multinazionali controllano l’offerta alimentare globale e la piegano alla massimizzazione del profitto e del potere”.

Andrea Grilli

Troll

L’altra storia della nascita dell’Umanità. E se non fosse stato una divinità o gli UFO a creare gli esseri umani?

TrollSappiamo tutti come è andata. A un certo punto il Signore (dategli voi un nome: Dio, il Dio d’Israele, Allah…) ha creato Adamo dal fango e da una sua costola Eva (non dimenticate che a seconda della religione, può variare la materia prima: mais per i Maya per esempio). Poi ci sarebbero coloro che pensano che siano stati gli UFO a intervenire nella evoluzione della scimmia. Insomma di versioni ce ne sono molte. Tutte però molto poco fantasy.

Ora se vi dicessi che forse un Troll e un Goblin c’entrano qualcosa nella creazione della razza umana?

Beh, Jean-David Morvan e Joan Sfar hanno scritto nel lontano 1996 una loro versione della genesi in ambientazione e con temi tipici fantasy.

Ma andiamo con ordine. La storia.

Un Goblin e un Troll litigano, quest’ultimo si mangia un dito del primo accompagnandolo con una buona birra romulana.

Niente di speciale, se non per il fatto che la carne di Goblin con la suddetta birra ingravida il Troll… si ho scritto “ingravida” e nasce un essere brutto, tutto carne bianca, liscia e puzza. Come scopriremo un umano.

A tutto questo si aggiunge il medico dei Troll che teme una grande disgrazia da questa nascita e vuole stroncarla prima che si diffonda.

Benvenuti in Troll, miniserie di tre volumi editi in Francia dalla Guy-Delcourt Productions e riproposti dalla BD dal 2000 (la serie nella sua edizione italiana è terminata nel 2003). Oltre a Morvan e Sfar per la sceneggiatura, troviamo ai disegni O.G. Boiscommun.

Si tratta di cartonati dalle dimensioni di 23×32 cm, dal prezzo di 13,42 euro per i primi due volumi e 14,00 euro per il terzo.

La storia prosegue. Nasce un altro umano, i nostri eroi scappano inseguiti dal medico cattivo e fanno nuove e utili amicizie. Gli autori non mancano di citare favole classifiche come Pinocchio, o i giochi di ruolo con castelli, dungeons e mostri nelle stanze. E non manca il drago.

Il tutto è imbastito secondo una buona dose di ironia sottile, leggera.

La fatina di Pinocchio salva uno dei nascituri umani, ma gli lascia anche una maledizione se dovesse mentire. Oppure i genitori dei bambini umani per vivere trovano lavoro in un castello, dove avventurieri cercano di superare livelli sempre più difficili e sconfiggere un drago per conquistare un tesoro. Proprio una quest a mo’ di fantasy classico.

E il finale è intorno a una tavola da pranzo, nel bosco, ma non sarà un bardo legato sotto un albero ad essere in primo piano (Goscinny e Uderzo ringraziano!), ma i nostri progenitori che stanno per far partire una delle più grandi avventure della storia dell’Universo. La storia dell’Umanità.

Andrea Grilli

The Hateful Eight

Un film di Quentin Tarantino Siamo arrivati all’ottavo film di Quentin Tarantino, per la seconda volta di genere western, molti gli attori che hanno già lavorato con lui riproposti in parti nuove ed inedite. Il film si può considerare un punto di svolta, di sintesi e di riepilogo di una poetica tra le più complesse del mondo occidentale. I film di Tarantino riassumono e sintetizzano la produzione della cultura pop ispirandosi ai film di genere italiani e americani come i Spaghetti Western o le produzioni anni Settanta con David Corradine. The Hateful Eight si può considerare un film Le Iene in salsa western, ma anche il seguito di The Hateful EightDjango Unchained.

Questa volta Tim Roth non è un poliziotto in incognito e Michael Madsen non tortura più, ma Kurt Russell è sempre un grande bastardo e Samuel L. Jackson non recita i versi della Bibbia, ma spara come avrebbe fatto solo Clint Eastwood in un film di Sergio Leone. Ancora una volta il bianco, come colore da contrapporre al rosso del sangue, disegna una atmosfera pericolosa come i bicchieri di latte di Hans Landa.

Per gran parte del film i personaggi si annusano, si riconoscono, si temono e di fatti sono chiare i ruoli che devono o vogliono recitare.

Quentin Tarantino ha ricostruito a modo suo la storia americana, tagliando per sentieri impervi e imprevisti. Esiste una linea, un file rouge che unisce tutti gli episodi; rileggendo la cinematografia di Tarantino emerge una tensione costante, una proposizione dedicata al tema della Giustizia e alle sue declinazioni negative e positive. Dalla lealtà che è applicabile sia al crimine che alla polizia, alla giustizia biblica fino alla lotta senza quartiere al male assoluto del nazismo o della schiavitù. Anzi Tarantino sembra chiedersi come ricomporre un sogno o un ideale di costruire una società migliore.

Come il sogno americano possa ricomporsi. The Hateful HateÈ nei due personaggi contraddittori come il maggiore Marquis e Chris Mannix, uno nero ed ex soldato nordista, l’altro ex ufficiale dell’esercito confederato; ma anche l’uno cacciatore di taglie, l’altro futuro sceriffo di Red Rock.

Entrambi parte del sistema giudiziario americano, un sistema nascente ma che può superare la divisione che la guerra civile ha scavato profondamente.

È nella priorità di un ideale, di un principio che si possano superare punti di vista all’apparenza incolmabili. La ricerca ossessiva della Giustizia e della Legge, fino al punto di perseguirla anche nel letto di morte. Un poliziotto è un poliziotto, bianco o nero.

Ogni attore interpreta il personaggio in modo ineccepibile, pur se quasi tutte le scene sono chiuse dentro una stanza, in realtà c’è una costante rotazione, una mobilità di pedine nella scacchiera della vita. E ogni personaggio è una pedina del giocatore Tarantino, dall’altra parte della scacchiera il pubblico che non può giocare in un contesto alla zugzwang.

Arrendetevi, il maestro Tarantino ha riscritto il cinema degli anni novanta e si prepara a riscrivere le regole del pulp.

Tutto il resto è terribilmente odioso, ma odiosamente collegato al numero 8 quindi all’infinito.

Andrea Grilli

Urbino, Nebraska

di Alessio Torino, Minimumfax

Antologia di racconti ambientata a Urbino. O meglio un romanzo costruito secondo una struttura dove i capitoli possono rappresentare anche singoli racconti.

Urbino, NebraskaAlessio Torino ha disegnato una storia sorretta da un’altra storia che non viene mai raccontata completamente, ma solo attraverso una lenta e delicata raccolta di indizi, pezzi di parole, frasi, emozioni e qualsiasi altra materia fatta della stessa materia dei sogni.

I personaggi vivono e spesso vagano per Urbino, tra vita universitaria e luoghi specificatamente locali, che solo gli urbinati conoscono. La triste storia delle due sorelle tossicodipendenti morte di overdose collega tutti, come un cataclisma che ha rotto il muro di ipocrisia e omertà che circonda sempre e comunque la provincia italiana.

Alessio Torino sembra raccontare persone non particolarmente mediocre, anzi tendenzialmente positive, ma è il contesto in cui vivono che non consente di esprimere la loro esistenza a un livello superiore.

Perché in fondo a tutte queste storie riemergono nella loro più profonda bassezza della vita la morte delle due sorelle. Sono lì, macchiano con il loro dolore la città perfetta, una bomboniera che spazza sotto il tappeto la vita di Ester e Bianca. La loro nonna abbandonata in un appartamento e l’unica luce di umanità è la badante e i piccoli gesti quotidiani. E non sono meglio quegli urbinati che si sono realizzati all’estero. La piccola città è un magnete, non si sfugge.

Non si sfugge alle storie tristi, ma anche alla sua architettonica bellezza, all’emozioni che i luoghi possono suscitare.

Un bel romanzo scritto bene, scorrevole, facile da leggere, stimolante ed emozionante. Ma senza però giungere ad alti livelli letterari.

Un bel romanzo o una bella antologia di racconti.

Andrea Grilli