Strani giorni

Questa antologia è un particolare evento per la storia della fantascienza italiana, già particolare con i suoi alti e bassi. E va detto che i bassi sono stati molto bassi, direi profondi.

Da qualche anno si sta assistendo a una maggiore attenzione del pubblico verso gli autori italiani, sicuramente per il successo di Evangelisti, ma anche per la possibilità che si sta dando ad altri autori di poter esprimere le proprie capacità.

Strani giorniStrani giorni, che dovrebbe essere già in ristampa con il “rischio” di trovarsi tra breve all’interno degli Oscar Mondadori, traguardo di notevole importanza, è un prodotto riuscito, dove 22 autori si alternano in storie molto spesso ambientate in Italia, ma soprattutto in una società che crediamo di conoscere, ma che in realtà ignoriamo.

L’origine degli scrittori è varia: giornalisti, giovani autori e scrittori di vecchia data e/o affermati.

Sono senza dubbio da non perdere i racconti di Valerio Evangelisti e di Gianni Menarini; autori bolognesi con scritti crudi e pungenti.

Ma non bisogna dimenticare un gigante come Vittorio Curtoni, persona che ha scritto personalmente la storia della fantascienza italiana, letteraria ed editoriale, oppure Giampaolo Simi, Carlo Formenti.

E infine una chicca, la ristampa del breve carteggio tra Primo Levi e Piero Bianucci, due lettere che si trasformano in un raccontino (concedetemi questo brutto termine!) su un pianeta dove le donne dominano la vita sociale.

Il successo di questa antologia è meritato, a onore dei due curatori, che sono riusciti a trovare una serie di racconti che creano una atmosfera fantastica intorno a temi e luoghi che sembrano così quotidiani.

Andrea Grilli

AA.VV. “Strani giorni”, a cura di Franco Forte e Giuseppe Lippi, Urania Millemondi, Mondadori, £.9.900

Guazzaloca 50,69% – Perché Bologna ha perso la sinistra

Due giornalisti bolognesi, al di fuori dei giochi dei grandi quotidiani, raccontano la vittoria del “Guazza”

Cosa è successo il 17 giugno del 1999 quando la sinistra italiana ha perso una delle sue capitali?

Guazzaloca 50,69%nti,Era prevedibile? Si poteva evitare? È stato un incidente o il risultato di un processo di cambiamento della città “rossa” (rosso è infatti il colore tipico della città medievale e non per essere stata governata dal Partito Comunista per quarant’anni)?

Questo e tanto altro è oggetto di analisi da parte di due giornalisti bolognesi dell’area della Sinistra Antagonista, molto vicino al Partito della Rifondazione Comunista. Anzi Valerio Monteventi è consigliere indipendente nel Comune di Bologna e direttore responsabile di Zero in condotta, mentre Rudi Ghedini ha militato nel PCI e nel PDS dopo prima di dedicarsi al giornalismo e alla direzione editoriale di Zero in condotta.

Il libro, discretamente voluminoso (circa 290 pagine) ricostruisce in termini giornalistici e storici la storia di Bologna da quegli infausti anni settanta che segnarono la rottura tra la sinistra burocratica rappresentata dal PCI e dal PDS (dopo) per arrivare ai giorni nostri.

Via via le questioni della città: politiche giovanili, ambiente, immigrazione, casa, salute vengono analizzate, cifre alla mano, e scoperchiate le varie alleanze, gruppi di pressione, lobby e interessi strettamente personali che hanno inquinato le amministrazioni bolognesi e deperito una città modello di ottima amministrazione.

Il materiale proviene dal capace archivio di Mongolfiera (altro giornale diretto da Monteventi) e di Zero in condotta, e, pur segnato da una posizione strettamente di parte, è ricco di argomentazioni e informazioni, oltre a una stretta documentazione che se non convince chi non vuole esserlo, comunque dimostra l’onesto lavoro di giornalistico e politico dei due autori.

294 pagine scritte per capire Bologna, per capire che in fondo la vittoria del “Guazza” (così lo chiamiamo affettuosamente a Bologna) non solo era prevedibile, ma anche annunciata, come un passaggio di rubgy telefonato.

Il “Guazza” l’ha afferrato e tagliato la meta con slancio e forse con una mano dietro la schiena (ma questo nessuno lo ammetterà… forse neanche lui, il conquistatore di Bologna…)

Andrea Grilli

Valerio Monteventi e Rudi Ghedini “Guazzaloca 50,69% – Perché Bologna ha perso la sinistra”, Luca Sossella Editore, 294 pagg., lire 24.000

Crash

Già pubblicato sulla collana Gli Squali ha ispirato l’omonimo film di David Cronenberg, che ha sconvolto più di un italiano per le sue immagine esplicite sugli incidenti automobilistici e gli amplessi sessuali che ne seguono.

Crash filmMa il film anche se traduceva diversi elementi del romanzo, non è riuscito a riprodurre il lucido racconto delle perversioni dei personaggi, il vivere quotidiano, il percepire l’incidente automobilistico come evento desiderato e voluto, la deformazione del corpo rimodellato dall’impatto con i componenti delle macchine, l’amplesso sessuale, il coito tra uomo e automobile. Tutto questo è accennato con tinte forti nel film, perciò demonizzato come può accadere con un film horror, ma nel romanzo non si può fuggire dalla percezione perversa che i personaggi hanno delle automobili e dell’uso che ne viene fatto dagli uomini.

Il romanzo pur essendo del 1973 coglieva, già a suo tempo, l’automobilizzazione del nostro vivere, il bisogno che gli uomini hanno delle quattro ruote. Quante ore passiamo dentro la macchina? Non è forse possibile una percezione di questa come una estensione di noi stessi, come di un essere con cui ci si può congiungere, che può determinare nuovi aspetti del nostro corpo deformato dall’impatto in un incidente?

Oltre a Crash Ballard scrisse anche La mostra delle atrocità che può essere considerato il gemello che completa un possibile cofanetto ballardiano sul rapporto uomo-automobile, letto senza ipocrisie o finzioni e per questo potente come un pugno nello stomaco… o come il volante che colpisce il torace del guidatore in un impatto frontale…

Andrea Grilli

J.G.Ballard “Crash”, trad.Gianni Pilone Colombo, Tascabili Bompiani, £.14.000

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Semifinale

Semifinale di Rudi GhediniFra amori e sconfitte, il racconto di un’educazione sentimentale diventa romanzo di formazione (nel suo doppio senso).

Ci sono svariate teorie sull’oblio: forse è il prodotto dell’interferenza dei ricordi successivi, o il sintomo di una rimozione, per escludere dalla coscienza le esperienze sgradevoli, oppure è paragonabile a una scritta sulla sabbia, esposta al sole e alla pioggia, che perde i contorni fino a rendersi illeggibile. Parlandone con Katia, nel viaggio verso Milano, si è smosso il ghiaccio di un altro ricordo, precedente alla maglietta e alla radiolina fatta a mappamondo: è riaffiorata una foto storica, pluripremiata, un gol acrobatico di Ezio Pascutti, di testa, con un fantastico tuffo rasoterra e accanto Burgnich, pure lui in tuffo, ma ormai in ritardo.

Era un Bologna-Inter (3-2) del gennaio 1966. Quella foto, ritagliata dal giornale, stava incorniciata in bella vista nel negozio del barbiere, al paese. L’ho avuta davanti agli occhi per anni, mentre mi tagliava i capelli, sempre troppo corti.

Semifinale
Una storia d’amore e di sconfitte intorno all’Inter prima di Ronaldo
Theoria – Ritmi
pagine 144, lire 15.000

Diario di guerra – critica della guerra umanitaria

Sbancor “Diario di guerra – critica della guerra umanitaria”, 90 pagg., DeriveApprodi, £. 18.000

Ci siamo già dimenticati della guerra in Kossovo anche se i giornali, molto alla chetichella, ci informano del sostanziale fallimento dell’operazione di Pace.

SbancorDi fronte ai motivi ufficiali molti hanno creduto che ci fosse altro, qualcosa di più solido o più vischioso. La guerra del Kossovo ha attivato nuovi canali pacifisti, per esempio diversi scienziati oggi pubblicano libri pacifisti spiegando quali problemi stia cercando di risolvere l’amministrazione statunitense con l’uso delle bombe.

Tra i libri usciti negli ultimi mesi vi segnaliamo Diario di guerra – critica della guerra umanitaria di Sbancor.

Dietro questo nickname si nasconde un membro influente della comunità finanziaria italiana, ma anche un anarchico molto attivo negli anni settanta. Sparito è riuscito a rimanere anonimo (salvo pochi che lo conoscono) e di fronte alla guerra e ai discorsi pacifisti dei vari premier occidentali, ha scritto questo diario.

La delusione maggiore è dovuta ai contenuti. Per essere stato scritto da influente membro del mondo della finanza non troviamo informazioni e analisi molto profonde. Sbancor si mantiene sul generico, spesso i commenti sono molto veloci. Solo alcuni capitoli come “La guerra economica” (pag 33) è imperdibile per le informazioni e le analisi. In questo caso Sbancor propone dati e conseguenti valutazioni che permettono di avere una visione della guerra meno ipocrita e meno pilotata dalle agenzie d’informazione statunitensi. Secondo l’analisi di Sbancor, ma la lettura integrale del testo è doverosa, l’economia occidentale, soprattutto quella statunitense, è passata dal welfare al warfare state, così le guerre servirebbero per alimentare una economia cronicamente in crisi. A questo si aggiungerebbero situazioni legate al traffico di droga e di armi.

Il libro è piccolo, solo una novantina di pagine, arricchito da lanci di agenzia e lettere tra cui una del teorico massmediologico Bifo. Il consiglio è di leggerlo, riuscendo a fare ordine nel materiale informativo offerto da Sbancor come punto di partenza per un approfondimento della materia.

Andrea Grilli

Vedere un altro orizzonte

 

Anche questo libro come il romanzo/fumetto di Auster/Mazzucchelli era già stato pubblicato sotto la defunta etichetta degli Squali, ed ora viene riproposto nella collana tascabile con una copertina cambiata e francamente inferiore a quella disegnata dal fumettista/illustratore Davide Fabbri.

Vedere un altro orizzonteQuesto romanzo raccoglie sia metafore sociali sia presenta le potenzialità distorte di quel positivismo fantascientifico che vedeva negli altri pianeti della Galassia, l’occasione di abitare nuove “terre” e risolvere problemi come quello della sovrappopolazione.

Sul piano sociale Dick crea situazione ed eventi che in qualche modo riflettono la conflittualità sociale degli Stati Uniti degli anni cinquanta-sessanta (il romanzo è del 1966) e delle soluzioni ghettizzanti che vengono adottate per risolverla.

Una descrizione del mondo politico americano senza scrupoli e caratterizzato da finto buonismo, ne fanno un romanzo pienamente inserito negli anni in cui lo scrisse Dick e forse qualche lettore lo troverebbe ancora attuale.

La storia è quella di una corsa alla presidenza e la possibilità di risolvere la situazione di milioni di persone addormentate dallo Stato per risolvere la sovrappopolazione. La scoperta di un mondo parallelo scatena una corsa di promessa e scontri più o meno leciti per vincere le elezioni e offrire nuove soluzioni.

Per chi non ama la fantascienza, possiamo dire che c’è ne poca, per chi l’ama, sarà pienamente soddisfatto.

Per chi invece vuole leggere un buon romanzo scritto da un santone della letteratura americana, bistrattato da vivo e santificato da morto, allora ha trovato pane per i suoi denti.

Andrea Grilli

Philip K. Dick “Vedere un altro orizzonte”, trad. Luigi Dancelli (revisione di Fiammetta Giorgi), Bompiani, £ 12.000

Darko Maver – La grande truffa dell’arte

Avete mai la sensazione di essere imbrogliati?

Qualche settimana fa arrivò nella nostra mailbox, come in quelle di molti altri, questo documento che annunciava uno dei più grandi e brillanti falsi di Luther Blissett. Si tratta senza ombra di dubbio di un colpo che dimostra la debolezza del sistema Luther Blissettculturale, ormai condizionato da formalità e ipocrisie… e da molto ignoranza. Giocando sulle obbligatorietà del dover dire qualcosa, sull’idea di vittimismo dell’arte, oppressa del sistema, dal dover trovare comunque un significato a tutto, le maggiori riviste e i critici del settore ci sono cascati come pere. Ora tutti i quotidiani, Stampa, Repubblica, Unità, riprendono la notizia e cercano di riportare nel percorso di (dis-) informazione la beffa. Ma la beffa ormai ha smascherato l’ipocrisia, chi crederà più ai tromboni che intervennero su Darko Maver?

E se invece tutto questo fosse vero e la beffa fosse attribuirsi l’ideazione di quanto scritto qui di seguito?

Tutto ormai è volubile nel sistema della comunicazione di massa, non esiste più l’anziano che garantisce la fonte della notizia. Non ci rimane che credere a Luther Blissett.

Una rivendicazione di Luther Blissett e 0100101110101101.ORG

Il seguente comunicato rivendica e ricostruisce nei dettagli una beffa ai danni del mondo dell’arte contemporanea, protrattasi per oltre un anno, nella quale sono caduti quasi tutti i più‚ grossi papponi della Critica, pseudo-esperti che di persona o dalle pagine delle loro riviste hanno millantato la conoscenza di un artista in realtà‚ mai esistito. Nel corso dei mesi la figuraccia ha coinvolto, più‚ o meno direttamente, nomi del calibro di Achille Bonito Oliva, Renato Barilli, Jean Clair, Harald Szeemann, Darko Maver rassegna stampaFrancesca Alfano Miglietti e coniuge, Maurizio Calvesi, Paolo Vagheggi e Giancarlo Politi. Nel novembre ’99 gli artefici della beffa concedono l’esclusiva della rivendicazione a uno dei maggiori quotidiani nazionali. Il giornalista scrive il pezzo, il caporedattore-cultura, entusiasta, assicura che lo farà‚ uscire al più‚ presto… A questo punto, l’articolo viene misteriosamente messo in freezer, e diverrà‚ oggetto di un inspiegabile – o forse facilmente spiegabile – boicottaggio. Ogni richiesta d‚informazioni rimbalza contro un muro di gomma, il suddetto caporedattore continua a dire che lo pubblicherà al più‚ presto. Trascorrono quasi tre mesi, dell’articolo non si sa più‚ nulla. Sospettiamo che qualcuno dei pezzi grossi ridicolizzati abbia esercitato qualche pressione. Abbiamo quindi deciso di togliere l’esclusiva a Lorsignori, e diffondere urbi et orbi la storia che non volevano raccontarvi.

Dichiaro di aver inventato la vita e le opere dell’artista serbo Darko Maver, nato a Krupanj nel 1962 e morto nel Carcere di Podgorica il 13 gennaio 1999.

Darko Maver era nato e vissuto nell’area balcanica, la stessa oggi spolpata viva dagli interessi economici e geopolitici dei potenti, dalle milizie delle diverse etnie e dalla macchina-avvoltoio dei media. Darko Maver era un artista politicamente scomodo, le sue performance erano difficili da digerire, ciononostante era ormai pronto per essere assimilato dal sistema dell’arte. Debitamente omogeneizzata, privata della sua forza espressiva la sua opera era già pronta al viatico canonico che attraverso le gallerie, le mostre, il mercato porta alla pace eterna del museo, apice di un processo anestetico, sterilizzante, disarmante.

Il museo: vero e proprio tempio dove si cerimonia l’arte, è un luogo che falsifica, avvilendola, l’arte che contiene, così come il carcere falsifica rendendola irriconoscibile la vita che nega.

E il teorema, una volta ancora, si dimostra esatto: un artista (un’identità), una poetica, le opere e il sistema è pronto a fagocitare tutto, a tradurre in merce quanto era vita.

…tutto questo per Darko Maver non accadrà.

Perché‚ Darko Maver non esiste! Perché‚ le sue opere non esistono!

Parte I: biografia/la creazione del personaggio

Darko Maver, vero nome di un noto criminologo sloveno, è una creatura mediatica. Costruito nei dettagli per penetrare le difese immunitarie del sistema artistico, novello cavallo di Troia, Darko Maver non ha fallito. Nel momento del suo recupero – inevitabile sorte di ogni pensiero/azione per quanto estremo e radicale – nel momento in cui il cappio si serrava, è svanito, rivelando tutto il suo potenziale.

Parte II: le opere/la mitopoiesi

La diffusione del nome e dell’opera di Darko Maver è una rivolta attiva ad ogni forma artistica dominante. Dove i confini tra realtà e falsificazione, se esistono, sono talmente sottili che spesso i ruoli si invertono ed è la realtà‚ che si trova a copiare l’imitazione, Darko Maver è un saggio di purissima mitopoiesi.

Le agghiaccianti foto, presunta testimonianza della sua attività‚ all’accademia di Belgrado, ritraevano autentici feti e aborti che sono stati creduti senza fatica sculture in PVC e vetroresina di proporzioni giganti e persino indossabili! L’ormai famosa opera Tanz der Spinne è composta di immagini reali di omicidi, stupri e violenze di vario genere: nessun manichino è mai esistito e nessun giornale serbo ha mai recensito le performance di Maver. Tutto questo repertorio di immagini raccapriccianti è reperibile nel sito Internet http://www.rotten.com e in altri simili a disposizione di chiunque abbia lo stomaco per vederle. Lo stesso volto di Darko Maver, riprodotto su diverse riviste e decine di siti web, è in realtà quello di Roberto Capelli, storico membro del Luther Blissett Project bolognese. La verità delle immagini credute simulazioni compensa l’inesistenza di un artista creduto reale.

Ma un’artista, per essere tale necessita di una poetica, di una teorizzazione del suo lavoro. Ecco La Dimensione degli Extracorpi‚ e altri testi deliranti e assolutamente illeggibili – parodia di tutta una serie di teorie nauseabonde sulla mutazione/contaminazione – in cui è impossibile trovare un senso qualsiasi ma di cui un grosso critico, durante l’ultima esposizione del caso Darko Maver il 9-9-’99 a Roma, ha attribuito indignato la paternità a niente meno che Francis Bacon!

In principio erano due siti Internet, l’unica testimonianza dell’esistenza di Maver. Ma Internet come medium non fornisce alcuna garanzia anzi facilita la confusione. L’essere presente in rete era per l’artista serbo decisamente troppo poco perché‚ qualcuno si interessasse alla sua opera. Darko Maver, o almeno le sue opere, dovevano concretizzarsi materialmente per essere notate, e cosi‚ è stato.

Parte III: il carcere/le mostre

Nell’agosto ’98 una rinomata galleria di Lubiana, Kapelica Gallery, espone la documentazione di Tanz der Spinne costituendo un prezioso precedente per le successive mostre dedicate al fantomatico artista. Presto segue infatti quella di Bologna, il 18-19-20 febbraio 1999, nel contesto di una manifestazione per la libertà d’espressione che espone opere di diversi disegnatori tra i quali Liberatore, Martin e Manara. Centinaia di attenti visitatori si accalcano nello spazio dedicato a Maver. Scioccati dalle immagini delle performance, i cui originali sono stati censurati e distrutti, cercano spiegazione-conforto nei testi la cui irrazionalità li lascia letteralmente a bocca aperta, definitivamente disorientati. Risultato: dal febbraio di quest’anno, dopo pochi mesi di vita, Darko Maver è già‚ un mito, perlomeno nel mondo underground.

L’opera di propaganda continua su più fronti: in rete gli sviluppi sulla vicenda: la censura delle opere, la distruzione delle stesse e l’arresto per propaganda anti-patriottica sono riportati a centinaia di iscritti dal periodico EntarteteKunst (http://www.EntarteteKunst.org) fruttando numerose citazioni e link da altri siti.

Contemporaneamente escono alcuni articoli: Flesh Art (n°3, aprile ’99) dedica due pagine alla vita e alle opere di Maver mentre Tema Celeste (n°73, marzo ’99) pubblica il comunicato stampa dell’incarcerazione, avvenuta il 13/1/1999 nell’area del Kosovo, e a questi ne seguiranno altri. Maver sarà sempre più volte preso ad esempio per la censura subita, altrove semplicemente citato.

È in questo periodo che la situazione in Kosovo, già da tempo intollerabile, esplode con l’intervento delle truppe NATO nei Balcani.

Parte IV: la morte/il mito

Al 30/4/1999 risale la notizia della morte di Darko Maver. L’immagine del corpo, verosimilmente pervenuta via Internet, si diffonde rapidamente insieme all’interrogativo inquietante: omicidio o il suicidio come ultima tragica performance?

Quest’ultimo atto della vita di Maver ha trovato eco in un lucido e pungente articolo,

Darko Maver la morteManichini di guerra, apparso su Modus Vivendi (n. 6, luglio/agosto ’99) che illustra puntualmente come Darko Maver, le sue opere e la sua storia, potessero essere lette come una critica alla realtà mediatica e alla strumentalizzazione delle immagini delle vittime del conflitto bellico.

Dalla morte al mito il passo è breve. E’ il momento della celebrazione dell’artista serbo morto sotto i bombardamenti NATO. Il 12-6-99 alla Biennale dei Giovani Artisti a Roma il gruppo teatrale Sciatto produce e dedica all’artista serbo il suo spettacolo-performance intitolato appunto Awakening, a tribute to Darko Maver ed espone nuovamente il materiale documentario sulla sua opera.

Il 23 settembre, alla 48° Esposizione Internazionale d’Arte a Venezia, viene presentato il documentario Darko Maver – L’arte della guerra.

Il 25 dello stesso mese il Centro di Produzioni Multimediali Forte Prenestino di Roma ospita una retrospettiva dedicata all’opera di Maver. In mostra, oltre alla documentazione delle performance di Tanz der Spinne le opere giovanili fino ad ora inedite, per lo più‚ sculture e collage, realizzate nei primi anni ’80.

La presenza di Maver alla biennale veneziana rappresenta senz’altro il massimo obbiettivo perseguibile nel lungo processo dimostrativo della permeabilità di un sistema come quello dell’arte.

Tutto il materiale relativo al Caso Darko Maver – opere, articoli, fotografie ecc. – è reperibile all’indirizzo: http://www.0100101110101101.ORG/maver

Il canto di Kali

Dan Simmons “Il canto di Kali”, trad. Lidia Perria, Oscar Mondadori, £. 14.000

Vi sono luoghi troppo malvagi perché sia consentito loro di esistere.

Con questa frase agghiacciante Dan Simmons, che nel 1985 si affermò proprio con questo romanzo, inizia a narrare la storia di un uomo che viene inviato in India per intervistare un poeta, Das, che si riteneva morto e che invece dopo anni ricompare.

Il canto di KaliAnzi dopo anni ricompare un poema inedito e sconosciuto del poeta indiano.

Dove è stato per tutto questo tempo Das?

Perché pur essendo attribuibile a lui, il poema mostra temi e argomenti così lontani dai suoi soliti?

Perché c’è tanto mistero per incontrarlo?

Ma soprattutto cosa c’entra Kali, la sanguinaria dea della mitologia indiana, in tutta questa storia?

Se vi raccontassi un solo evento di questo romanzo, rovinerei il lavoro di Simmons.

Mi limito a segnalarvi la grandezza di questo scrittore statunitense, autore tra l’altro della trilogia di Hyperion, sempre edita da Mondadori, che vaga da un genere ad un altro, dimostrando, sempre che ce ne sia bisogno, che il confine dei generi è morto e sepolto da parecchio tempo… semmai proprio ucciso da Kali.

Calcutta è uno di questi luoghi.

Andrea Grilli

Cronosisma

Kurt Vonnegut “Cronosisma”, trad. Sergio Claudio Perroni (A.I.T.I.), Bompiani, £. 28.000

«Allo scoccare di quelle che a New York erano le 2:27 del 13 febbraio, l’Universo ebbe una crisi d’autostima. “Debbo continuare a espandermi indefinitamente? Che senso avrebbe?” si chiese».

Questo è in sintesi la base su cui Kurt Vonnegut, uno dei più grandi scrittori statunitensi, ha fondato Cronosisma, l’ultimo suo lavoro edito in Italia.

CronosismaMa non dovete aspettarvi un romanzo con una trama: tipo inizio e fine e un filo conduttore di eventi tra questi. Anzi una selva di piccoli aneddoti, storie, vicende, accaduti che vedono sempre, in qualche modo, come principale personaggio uno scrittore, che rappresenta lo stesso Vonnegut, che ha sempre una frase significativa per ogni cosa.

Il libro racconta gli effetti di questa crisi di autostima dell’Universo su un gruppo di personaggi, ma anche le loro vite prima e dopo l’inizio di questa crisi.

Ma forse la prima domanda che un lettore di questo libro si farà: è come si possa manifestare una crisi di autostima dell’Universo.

Beh, contraendosi di dieci anni e costringendo l’Umanità a ripetere quanto già fatto nei dieci anni trascorsi.

Un libro aneddotico e curioso per tutti coloro che apprezzano una narrazione un po’ fuori dalle righe.

Andrea Grilli

Ps. Pubblicato sul magazine on line Stradanove.net nel maggio 1998

Giacoma Foroni

“Relazione – riflessioni e giudizio sul sesso di un individuo umano vivente chiamato e conosciuto sotto il nome di Giacoma Foroni” prefazione di Giorgio Celli, Edizioni Tre Lune, collana Taliquali, pagg. 32 + 4 tavole, £. 18.000

Il 13 maggio del 1802 una commissione di medici e notabili si recò da Giacoma Foroni per stabilire se questo essere umano fosse maschio o femmina.

Giacoma ForoniLa relazione scritta da questi signori che segnò il destino di Giacoma Foroni fu poi pubblicata a Mantova da La Società Tipografica all’Apollo ed oggi riproposta dall’editore mantovano Tre Lune.

Si tratta di un caso che forse oggi avrebbe una fine meno triste e amaro: Giacoma si sente donna, possiede accenni di entrambi i sessi  anche se non maturi e completi e si sente attratta dai maschi, eppure il risultato della commissione di esperti che la visiterà sarà completamente diverso: l’individuo visitato non è altrimenti una donna, meno un ermafrodito di nessun genere, ma un uomo decisamente dalla natura con bizzarria nel pudendo mal conformato.

E le sue pulsioni sessuali sono il frutto di una educazione errata dei genitori convinti che fosse femmina.

Giacoma ForoniIl testo descrive secondo la terminologia medica dell’epoca il corpo di Giacoma, minuziosamente informa delle varie misurazioni e della visita che subisce al confine della negazione di un diritto minimo di affermare una propria dignità di essere umano, che forse la Foroni cerca di trovare nel dichiarare che è attratta dai maschi e quindi risolvendo in termini molto personali e semplici il suo sesso.

Ma in una società che sta cercando di scrollare le superstizioni, le magie e le religioni, l’Io non ha spazio, mentre la fredda scienza e la dea Ragione possono svelare le equazioni che governano il mondo e dare risposte a ogni domanda.

Conclude e sentenzia così la congrega di notabili e scienziati: quest’essere infelice, quantunque riconosciuto assolutamente spettante alla specie maschile, non è capace di matrimonio. Non può essere moglie, perché escluso nel rango di donna, e ha la fatalità per il bizzarro difetto dei suoi organi di non poter essere legalmente marito.

Viene da chiedersi come abbia vissuto Giacoma Foroni.

Andrea Grilli

Pubblicato sulla rivista Flesh Out