di Tulifero e Frongia, Kleiner Flug
Questo volume della Kleiner Flug fa parte della collana Prodigi tra le nuvole. E proprio di un prodigio si tratta. Un piccolo gioiello di racconto, di quei racconti che di solito sono tra le virgole delle grandi storie. Quei capitoli di intermezzo tra una storia importane e un’altra. Come quei piccoli sospiri che raccontano più di quanto volessimo dire o pensare.
Di Giotto si parla sempre come artista nel senso comune di chi fa arte e quindi un po’ come che non lavora. Si dimentica spesso, ancora di più oggi che la Storia dell’Arte è una materia morente, che gli artisti erano artigiani, cioè veri e propri imprenditori che avevano maestranze e contratti, doveri quasi manageriali e spesso onerosi.
Quindi Giotto non tanto artista, quando capo cantiere, coordinatore di risorse. Responsabile di più progetti e di quattro allievi che operano dietro le quinte del grande maestro. Chi prepara il cantiere? Chi prepara i colori, le impalcature? Le singole linee delle storie, i personaggi comprimari che scivolano via, anzi tra tutti questi attori che ruotano attorno all’artista c’è anche un cane che si ritrova a giocare un ruolo molto delicato. Un ponte tra il mondo reale, ma in bianco e nero, del maestro e i personaggi dei suoi affreschi a colori.

Sembra che gli autori abbiano voluto premiare, sottolineare la forza creativa del pittore.
Qual è il contributo finale che l’artista da alla Realtà, alla sua consistenza artistica se non dando colore e il colore non è l’anima di un affresco?
Giotto è un uomo come tutti, preoccupazioni, speranze, obblighi sono elementi che vagano come variabilispesso ingovernabili della sua giornata lavorativa. Un uomo che nell’ultima tavola sorride perché la squadra di lavoro ha reagito bene ai ritardi e si è rimessa in linea con la progettualità del maestro. Ecco allora che la storia chiosa con un atto di delicatezza verso se stessi e la vita. Una passeggiata con il cane.
Il libro è impreziosito da una appendice tecnica e dal diario che avrebbe scritto Giotto se avesse avuto l’occasione. Un diario che completa la storia quotidiana del Maestro. Un tocco di intimità più prepotente dei pensieri espressi del pittore.
Tulifero e Frongia hanno realizzato un prodigio sospirando tra le pieghe delle storia di Giotto.
Michael Rost giunge a Vienna con l’audacia dei suoi diciotto anni, senza un soldo ma ben determinato a conquistare la capitale dell’impero e a godere delle opportunità che essa offre al tramonto del suo splendore. Frequenta senza scrupoli chiunque capiti per la sua strada: prostitute, rivoluzionari, ufficiali, disgraziati e ricconi; uno di questi, Peter Dean, lo prende sotto la sua protezione permettendo al giovane di affittare una stanza nella casa di un’agiata famiglia borghese. In poco tempo, Rost sedurrà Gertrud, la moglie del padrone di casa, per poi corteggiarne la figlia sedicenne, senza timori per le scandalose conseguenze che un simile triangolo amoroso potrebbe comportare. Nella impossibilità di porre un freno alle proprie passioni, Rost conduce un’esistenza disordinata, costellata di colpi di fortuna e momenti di euforia ma anche di solitudine, vagabondaggi e immancabili sconfitte. Lo ritroveremo, alla fine d! el romanzo, a Parigi, ancora spregiudicato, ancora senza una fissa dimora, ma ormai consapevole di dover tirare le somme della propria vita. In questo sorprendente romanzo erotico, ritrovato miracolosamente tra le sue carte, Vogel tratteggia con maestria una Vienna in cui i molteplici fermenti che la animano non si coagulano in alcuna progettualità e dipinge lucidamente un’umanità priva di punti di riferimento, rappresentazione di un’Europa che sta scivolando verso una irreparabile disgregazione.
Un tema decisamente strano, per molti versi siamo in una fase matura dei temi da affrontare. Già dato per acquisito il diritto a una libera esternazione della nostra sessualità, si discute del limite della parificazione sociale con gli etero. Per esempio possono sposarsi? Possono adottare figli?
Herrera, non possono che confrontarsi con quel falegname che, per amore, accetta un figlio che non è suo, e lo cresce come se fosse suo. Non è forse simile il loro stato di futuri padri, di potenziali padri?
Giose porta un nome scomodo, quasi simile a quel Joseph K del processo di Kafka, travolto dal labirinto della giustizia e così lo stesso Giose è intrappolato tra ruoli e regole che fanno difficoltà a comprendere che il ruolo di madre, è un ruolo che travalica l’essere femmina. È uno status mentale che accetta uno dei due elementi della coppia.
E non solo. Come rappresentare i personaggi, i luoghi, quale stile scegliere, quali tecniche. Più un autore è ricco di strumenti di lavoro, più deve cercare soluzioni che siano tali da raccontare la sua interpretazione di quella storia. Perché solo di interpretazione si può parlare, di adattamento, non certamente di fedele trasposizione. Formula che è contraddizione per sua stessa natura.
Lupo Larsen è quel padre che Humphrey Van Weyden non ha mai avuto, quel padre che ti butta in acqua per insegnarti a nuotare, senza pietà o attenzione per la tua sicurezza. È esattamente ciò che non è una madre.
Si tratta di edizioni di in carta lucida, ben stampati e curati, con note, cartine e fotografie un ricco apparato informativo a fine pubblicazione. Libri ben curati e prodotti. Sovracopertina su copertina rigida. Osservando con attenzione sembra chiara la presenza di italiani nella redazione. Sia la traduzione che la cura editoriale sono ben fatte.

Forse bisogna conoscere Gerusalemme per capire questo romanzo. Per sorridere e piangere per il destino amaro di questa città che da secoli cerca una pace che sembra non le sia concessa.