Marseille

Dopo vent’anni passati come sindaco di Marsiglia, Robert Taro si ritrova a sfidare in un’accesa campagna elettorale il suo ex-protetto, Lucas Barres. [Wikipedia]

La tramma, scritta così, sembra alquanto banale e semplice, invece Marseille, serie produzione Netflix, affronta con estrema intelligenza e anche un bel po’ di coraggio, la situazione politica delle città francesi.

Marsiglia è una delle più importanti città francesi, ma anche e soprattutto il simbolo del fallimento delle politiche sulla sicurezza di Sarkozy e ancora oggi una spina nel fianco di tutti i governi francesi.

MarseilleLa sigla iniziale cantata in arabo è palesemente una provocazione sulla identità della Francia e le frizioni sociali e politiche sul tema della nazione e dell’essere francesi. Le banlieue sono sempre più fuori controllo, la serie Marseille infatti disegna chiaramente la mancanza di un collegamento sano tra i due mondi, quello dei bei quartieri e delle banlieue. Anzi il rapporto di sfruttamento è ben descritto nei rapporti tra una politica corrotta e mafiosa, nel senso vero della parola dove un italo-francese gioca il ruolo classico del mafioso, e una banlieue abbandonata a se stessa, dove il riscatto è quasi impossibile, dove si genera una cultura o sub-cultura che cerca una sua identità.

Ma per la politica dei grandi affari sono solo carne da macello, non tanto diversamente da santoni, capi religiosi e altri imbonitori.

C’è un sottile senso di ottimismo, il sindaco Taro, anche se ben cosciente del marciume della politica, agisce comunque per un profondo amore per la città di Marsiglia. Una contraddizione ormai diffusa, dove l’amore auto-dichiarato per qualcosa, giustifica e sorregge l’auto-giustificazione che tutto si può, anche violare o reinterpretare i valori e le leggi della Francia.

Netflix con questa produzione ha regalato alla Francia una bellissima seria televisiva, ricca di contenuti, con ottimi attori e ha restituito al pubblico francese un Gerard Depardieu che rappresenta sempre e comunque la Francia.

Ma non si può dimenticare Benoît Magimel, interprete nel 1995 La Haine di Mathieu Kassovitz e più volte affianco a Claude Chabrol.

Brava anche le attrici femminili, ma sempre in ruolo, decisamente relegato, di comprimarie, amanti, puttane e mogli. Spesso ruoli scambiabili in una serie decisamente maschilista. Ma non è un peccato, anzi. La forza di Marseille è di essere una serie senza compromessi.

Andrea Grilli

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