Flesh Art – Corpi e attitudini fuori controllo

Dal numero 74 del 1999 di Zero in Condotta.

Bisognerebbe chiedersi perché escano riviste come spuntano i funghi nei boschi. Bisognerebbe anche chiedersi perché le edicole sono piene di “rivistacce”, mentre ottimi prodotti rimangono confinati nelle librerie o in un angolo di qualche buona edicola.

Se passate in una di queste, cercate Flesh Art – Corpi e attitudini fuori controllo il primo numero è uscito a novembre con cadenza bimestrale.

Il tema è quello del corpo, così dice nell’editoriale il direttore Fabio Malagnini:

«Flesh Art si muove nel territorio individuato da due parole chiave dell’epoca che stiamo vivendo: identità e corpo. Nelle società avanzate l’identità‚ è sempre più esplicitamente il prodotto di una negoziazione, spesso inconsapevole, dai connotati non meno “politici”. L’identità si presenta allo stato liquido, in fuga dalle definizioni culturali, economiche, etniche a cui molti vorrebbero ancora vederla appesa. Quanto al corpo, ciò che conosciamo come tale è oggi una protesi operabile, modellata dai codici e dal linguaggio, ormai svincolata dal nostro destino biologico e punto di ancoraggio di identità variabili.»

Illuminante.

La ricerca e lo studio sul corpo, il costante porsi domande sulle mutazioni che stiamo subendo, è prerogativa di alcuni critici e intellettuali italiani che da anni lavorano secondo coordinate che nei paesi anglossassoni trovano un maggiore respiro.

Anche se questa non è la prima rivista che si occupa dell’argomento, non dimentichiamo Virus Mutations, con consapevolezza, si può supporre che sarà legata a una nicchia interessata.

Eppure oggi la comunicazione delle riviste di moda pone il corpo come mezzo diretto di contatto, come elemento linguistico centrale nel creare un filo di contatto con i lettori.

Una caratteristica particolare è la linea internazionalistica degli argomenti e degli operatori culturali interessati

Così nel primo numero troviamo articoli dedicati al gruppo teatrale Motus, ma anche Abel Ferrara, all’anatomia digitale con un ricco apparato fotografico sul nostro cervello, a scrittrici come Poppy Z. Brite, ospite l’anno scorso al Link, alla scomparsa Kathy Acker e l’artista modenese Denny Lugli. Oppure figure controverse come la famossisima pornostar Nina Hartley, che si occupa di condurre nella università incontri sulla cultura sessuale e produrre video cassette come Guide to Better Fellatio.

Lo staff è composto da esperti del settore come Antonio Caronia (che fa parte del brain salad insieme ad Andrea Giorgi), Helena Velena, Alberto Pezzotta e Fabio Zucchella.

Se la parte testuale è ottima, la parte grafica necessita di qualche aggiustamento.

È comunque una rivista che offre diversi elementi di riflessione su noi stessi (noi come corpo che entra in contatto con altri corpi, con la tecnologia e con un altro qualsiasi) e di conseguenza sulla realtà che ci circonda.

Flesh Art nr.1, bimestrale, col., 68 pagg., £.7.000, 1999

Andrea Grilli

Nota: la rivista chiuse dopo pochi numeri, oggetto anche di contenzioso con la rivista di arte Flash Art.

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