Gina Pane Opere 1968-1990

Nel Dessin verrouillé del 1968 Gina Pane realizza la sua prima opera artistica in corrispondenza con il concettuale europeo: la scatola arrugginita dovrebbe contenere un disegno sconosciuto. Ma potrebbe sorgere il dubbio che il disegno manchi, e sia presente solo nelle nostre menti.

Gina PaneFino al 1990, anno della sua morte, la mostra di Reggio Emilia percorre diversi momenti espressivi della sensibilità artistica dell’artista (performer?) Gina Pane.

Già negli anni settanta fu una delle prima a occuparsi di ambiente con installazioni come La pêche enduillée sempre del 1968, dove 180 strutture di legno tinte di nero, drappi bianchi e corde sono dedicate ad un esperimento nucleare nel Pacifico il 1° marzo 1954.

Ma dall’ambiente e dalla natura Gina Pane si interessò anche della posizione dell’artista nella società. Così incidere il proprio corpo, mangiare carne cruda, mettere se stessa in pericolo, significa acquisire la consapevolezza che l’artista deve mettere in gioco anche la propria vita, perché il suo messaggio abbia la forza di una dichiarazione d’amore.

Nella mostra allestita nei Chiostri di San Domenico (fino al 17 gennaio), sede dell’inquisizione a Reggio Emilia e quindi luogo di tortura, sono state allestite quasi tutte le opere dell’artista francese. Diverse sono fotografie che documentano le performance come in Enfoncement d’un rayon de soleil (1969), come anche Azione sentimentale (1973) che mostrano l’azione del provocare il dolore, il taglio con lamette a parti del corpo legate ai sensi (labbra, sopracciglia, mani). Il dolore potrebbe essere ancora una volta, come nel medioevo, un veicolo per raggiungere una elevazione spirituale, desiderata quanto forse mai raggiunta.

Dopo il periodo delle actions, la Pane si concentra sulle figure dei santi, sui quali realizza opere con diversi materiali (ferro, rame, alluminio, legno e vetro).

Il tema di fondo del dolore, del corpo sofferto, si concentrano sul martirio di queste figure, che vengono spogliate della loro religiosità, per essere simboli di un dolore fisico che accompagna l’arte di Gina Pane fino alla sua morte.

Andrea Grilli

(Apparso sulla rivista Flesh Art anno 2000)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.