L’amore è un bar… sempre aperto

Se dovessimo dire chi è Grazia Verasani non basterebbe uno speciale su Stradanove.net: (ndr. la recensione fu scritta per il magazine on line nel 2000) attrice, cantante, compositrice, paroliera, scrittrice per semplificare.

Scrittrice di questo libro: L’amore è un bar sempre aperto edito da Fernandel.

Grazia Verasani - L'amore è un bar sempre apertoAdele è un ex cantante, nel raccontare la sua vita, qualche frammento per la verità o un’ampia parentesi, si sofferma sui propri sentimenti rispetto ai tanti personaggi (ma proprio tanti) che incontra, sul suo modo di affrontare la vita, sulle aspettative e le occasioni lavorative. Sul suo essere donna.

La scrittura, uno degli elementi più interessanti del libro, è su più livelli, come scatole cinesi. Più livelli di pensiero.

Così appaiono le parentesi tonde a determinare un livello di pensiero o di riflessione molto più interiore, dove l’Io di Adele/Grazia più che nascondersi, aspetta il momento giusto per dire la sua.

Altro elemento è la sospensione degli eventi. Nulla si conclude, tutto rimane aperto: nei rapporti umani, nel raccontare gli eventi. Adele è una donna pronta ad aprirsi al mondo, forse a rischiare.

Non è possibile dire se questo romanzo sia il frutto di un progetto a tavolino di Grazia Verasani, ma la spontaneità del testo, dei sentimenti, l’assenza di una macchinosità linguistica e formale, tipica di alcuni “ggiovani autori”, fa propendere a un flusso coerente di emozioni e creatività che ha preso forma sia nella lingua quando nella narrazione in forma aperta: un po’ come l’amore… un bar sempre aperto.

Andrea Grilli

Il tempo di prima

“Il tempo di prima” edito da DeriveApprodi, collana Vox, 18.000 lire, 154 pagg.

Emidio Clementi è noto come cantante e paroliere dei Massimo Volume, ma un’altra attività creativa dove eccelle è la scrittura. Dopo una antologia di racconti “Gara di resistenza” (Gamberetti, 1997) ha scritto un romanzo che si intitola Il tempo di prima, edito da DeriveApprodi.

Il tempo di primaEnrico arriva nella zona del lago di Suviana portandosi dietro un passato raccontato attraverso piccoli capitoli in corsivo, piccole gocce di sangue che riempiono un bicchiere un po’ pulp e un po’ tenero. Tenero infatti è il racconto di Emidio Clementi, hops scusate di Mimì (nickname con cui è conosciuto famigliarmente a Bologna), dolce è il suo modo di raccontare e presentarli, ma dolce è anche il modo di permettere a loro, Enrico, Edoardo, Arturo e tutti gli altri, di raccontarsi.

Come ci ha raccontato lo stesso Mimì ai microfoni di Radio Città 103, ad un tratto gli stessi personaggi hanno preso un cammino autonomo, raccontandosi da soli, prendendo quella vita che ogni scrittore vorrebbe che fosse: osservatore di quelle tante gocce d’acqua che cascano dal rubinetto della creatività e prendono forme e percorsi diversi.

Così chi è giunto per fuggire, potrà ripartire, chi era lì fuggendo da se stesso forse partirà per altri luoghi o altre follie. Chi passerà per giungere ad un approdo, forse coglierà qualche fiore, ma riprenderà la sua strada.

Il romanzo è in prima persona, è Enrico a parlare, solo perché è il primo a entrare in azione, come un attore in scena. Ma le storie sono tante, come si diceva, e raccontate con affetto, senza quella crudeltà che qualcuno potrebbe pensare.

La scrittura di Mimì, poi, è a tratti poesia a tratti prosa. Sono frequenti nel testo frasi che vorremmo sottolineare, segnare per le immagini che sono in grado di stimolare nel nostro schermo mentale, proprio come il testo di una canzone.

“Mi piace il profumo delle puttane, le loro camere, i materassi senza lenzuola, l’odore dei preservativi. Sanno… Sanno di peccato.”

Parole scandite e misurate che ci spingono in una camera, la carta del libro, forse anche quella del giornale, odorano già di preservativi.

Ancora.

“La vita sarebbe scivolata via da quelle sponde come quando si toglie il tappo da un lavandino.”

Oppure si possono trovare non tanto perle di saggezza, quanto intelligenti riflessioni di vita che tutti potremmo sottoscrivere: “(le donne) riescono a mandarti il cuore in frantumi con la stessa facilità con la quale ti frantumano i coglioni.”

“Quello che ti frega sono i ricordi, ti si appiccicano addosso e, a quel punto, non c’è più niente da fare.”

Il tempo di prima è, come giustamente ci dice la quarta di copertina, la definitiva affermazione letteraria di un musicista molto amato dal pubblico che affolla i concerti dei Massimo Volume, e sempre ascoltato per la sincera passione dei suoi testi. E proprio questa sincerità va apprezzata, sincerità che traspare dalle parole di questo libro, ma soprattutto dalla stessa persona di Mimì e dai suoi personaggi, specchi possibili di tanti di noi.

Andrea Grilli

Dal tramonto all’alba (film e serie tv)

Dal tramonto all’alba, serie tv e film, raccontano una storia nuova sui vampiri… non pipistrelli, ma serpenti… e gli aztechi sempre più cattivi.

Il tema dei vampiri è super sfruttato, super abusato. Anzi nella piena crisi di trovare nuove trame si è arrivati anche a scrivere storie dove i vampiri recitano tra metafora e non, il classico conflitto di crescita con altre creature della notte.

Ma nel 1996 la felice combinazione di Tarantino e Rodriguez diede il via a una saga che recuperò antichi leggende azteche combinandole tra di loro: vampiri, sacrifici umani e cannibalismo. Si dice che la storia fu scritta da Tarantino quando era a scuola, comunque è una trama semplice, ma avvincente per la sua felice combinazione di una prima parte totalmente votata al poliziesco on the road e una seconda parte tutta brividi di sangue e carne.

Non male anche la scelta degli attori con un George Clooney affiancato da un immenso Harvey Keitel e un Tarantino che quando si mette in gioco, spolvera cammei ragguardevoli. Il film ha dato vita a una trilogia che però col tempo ha perso qualità.

Dal tramonto all'alba serie tvNel 2014 Rodriguez riprende la storia e nasce una serie televisiva, sempre intitolata Dal tramonto all’alba, che ricalca la trama principale del primo film, ma la sviluppa introducendo nuovi personaggi e scavando nelle personalità dei vecchi, compresi i vampiri.

Forse il vero problema, più che la trama stessa, era trovare attori che potessero sostituire Clooney, Tarantino, Keitel ma soprattutto la super sexy Salma Hayek.

Dal tramonto all'alba

Dal tramonto all’alba diventò anche un culto per la performance di una giovane e affascinante attrice che scaldò la passione dei fan. La combinazione di passione, violenza e orrore trainarono sicuramente il successo del film. L’ottima regia diede corpo a una trama semplice ma divertente.

Dal tramonto all'alba serie tvLa sostituta di Salma Hayek è Eiza Goanzales, bella, affascinante ma priva di quei fianchi sinuosi che fanno della Hayek una delle donne più affascinanti che recitino nel cinema americano.

La seria tv Dal tramonto all’alba, ora alla sua terza stagione, ha ottimi momenti creativi soprattutto nella prima stagione, e perde qualcosa sul finale della seconda (la terza deve ancora arrivare in Italia). Un po’ di confusione negli ultimi due episodi non aiuta a ridare quella atmosfera di leggenda un po’ trash e un po’ seria del primo film.

Bisogna dire che Rodriguez ha chiaro in mente che non si può parlare di vampiri come se fossero simpatici adolescenti immaturi o usarli come metafora degli umori ormonali della adolescenza stessa. I vampiri sono cattivi, sono brutti e sono carnefici senza pietà. La vita di un essere vivente non ha valore, sono predatori e noi siamo le prede.

Siamo accessori di una storia antica e di una guerra antica tra le loro divinità e i vampiri stessi.

Nel riscrivere il mito dei vampiri, gli autori hanno potenziato il collegamento con la cultura Piramide azteca - dal tramonto all'albaazteca e soprattutto il ruolo dei serpenti. Non pipistrelli quindi, ma diversi e affascinanti serpenti con tutto quello che ne consegue, per esempio i denti, dentatura, completamente diversa dai pipistrelli.

La magia è assente, ma i luoghi magici, i riti oscuri riempiono di sangue la pellicola.

Tutto ha un taglio noto, ma reinterpretato e rivitalizzato dal sangue delle prede… noi umani.

Pur con qualche caduta Dal tramonto all’alba, la serie tv, ha ottime prospettive di sviluppo, soprattutto mantenendo il doppio binario dell’horror vampirico  e del poliziesco.

Andrea Grilli

Dal tramonto all’alba.

Un film di Robert Rodriguez. Con Harvey Keitel, Juliette Lewis, George Clooney, Salma Hayek, Quentin Tarantino, 1996.

Seguono altri due film.

Dal tramonto all’alba. Serie TV

Con D.J. Cotrona, Zane Holtz e Eiza Goanzales
Da El Rey Network Original “From Dusk Till Dawn: The Series”, 2014 – corrente, tre stagioni.

Viaggio tra gli ammutinati

La foto non rappresenta lo spettacolo recensito. Recensione dell’evento speciale del festival Ammutinamenti.

Si è concluso Ammutinamenti – Visioni di danza urbana, festival di danza con un evento speciale (il 20 settembre) a prenotazione obbligatoria, con due repliche, all’interno del Porto San Vitale in occasione del 70° anniversario della fondazione della Compagnia Portuale.

Gerardo Lamattina, regista e video maker, ha diretto alcune delle compagnie e ballerini che hanno partecipato al festival. Diretti all’interno di un percorso che il pubblico ha attraversato tra i magazzini del porto e gli spazi normalmente adibiti al lavoro.

Nove punti di attracco, così potremmo chiamarli i nove momenti di performance della serata, dove gli artisti hanno mostrato ampi stralci dei loro spettacoli, spesso acquistando nuovi significati negli spazi portuali.

Katia dalla Muta ha ballato su palcoscenico che in realtà era il piano di un tir, così come Giancarlo Sessa, mentre Massimo Giordani ha trasformato la sua processione in un percorso di sangue e sudore verso l’uscita dal magazzino, dove simbolicamente riacquista la libertà.

Le ballerini dirette da Alessandra Sini hanno danzato tra rulli in metallo e sacchi inebriando il pubblico con movimenti eleganti e dolci, quasi a lanciare messaggi d’amore.

Non mancava la compagnia M.K., ma anche Luca Attilio Sartori con il suo affascinante e inquietante “Pinocchio-Lucignolo”, mentre le Almescabre hanno presentato un progetto realizzato per l’occasione, un po’ troppo lungo, ma suggestivo, dove un violino accompagnava un video proiettato su una montagna di sabbia.

Il festival di Danza Urbana di Ravenna ha recuperato lo spirito della danza architettura: la riscoperta e l’intrusione dentro gli spazi del quotidiano, dove sembra, ma non è così, non possa esistere l’arte e la poesia. L’intervento nel porto San Vitale è la prova che esistono anche e soprattutto lì dove il quotidiano più ferocemente infierisce sull’uomo, dove il lavoro è il più duro.

Realizzare spettacoli e festival come questi vuol dire non concedere spazi all’abbandono: architettonico e spirituale.

Andrea Grilli

La danza si ammutina

La stagione del festival di danza è ancora al suo culmine, quasi che i ballerini riuscissero a premere un pulsante “pause” delle stagioni e l’estate con il suo caldo torbido si potesse protrarre oltre il naturale percorso.

Soprattutto in Romagna, dopo Lavori in pelle IV edizione, ecco Ammutinamenti- visioni di danza urbana. Gli organizzatori sono gli stessi e questo a garanzia del prodotto e a testimonianza di riserve energetiche enormi.

Ammutinamenti, è la prima edizione, sarà dal 16 al 20 settembre 1999, con la direzione artistica di Monica Francia, e l’organizzazione dell’Associazione Culturale Cantieri.

Il tutto è inserito in un progetto triennale di intervento nella città di Ravenna sulla cultura contemporanea in materia di danza.

L’idea è sempre quella dei festival di danza urbana e danza architettura: la riscoperta del territorio e della sua socialità attraverso l’arte, la danza come vettore di conoscenza. Ma non solo la danza, anche graffitisti e artisti visivi approderanno nel Porto, nelle strade, nella Stazione, in luoghi storici e posti di ritrovo giovanili della città.

Anche la danza contemporanea ne giova da questo festival, attraverso la sperimentazione di nuovi spazi e nuovi modi di fruizione, si propone di spogliare la danza di ritualità superate e inutili, per avvicinarla in modo efficace all’ignaro passante, incuriosendolo e coinvolgendolo in una relazione fatta di attrazione fisica, prima e poi di amore.

Il festival inizierà il 16 con una compagnia che ha già dato ottima prova a Lavori in pelle: compagnia salernitana M.K. con Michele Di Stefano e Biagio Caravano. Per concludersi il 20 settembre con l’evento speciale firmato dalla regia di Gerardo Lamattina: percorso “pellegrinaggio” tra spettacoli e performance al Porto San Vitale, in luoghi normalmente riservati al lavoro. L’evento è promosso dalla Compagnia Portuale nell’ambito delle iniziative per le celebrazioni del 70° anniversario della Fondazione, in collaborazione con le aziende del Porto che promuovono l’iniziativa. Gli “Ammutinati” sbarcano al tramonto nei luoghi della S.A.P.I.R., durante gli orari di lavoro. Il pubblico, accompagnato dal personale della compagnia portuale, assiste a brevi spettacoli dentro i magazzini merci, tra i container, vicino alle montagne di argilla.

Tra queste due date spettacoli e performance daranno un senso a questa città che già bella per la sua storia, si arricchisce sempre di più di realtà artistiche di enorme valore e si candida anno per anno a diventare uno dei poli dell’arte visiva della nostra regione.

L’ingresso al festival Ammutinamenti è gratuito per informazioni e prenotazioni Desk Ammutinamenti presso Emeroteca – via Da Polenta 4 – Ravenna (dal 16 al 19 settembre ore 10 – 12/16 – 18 tel. 0348.7383218), mentre per l’evento speciale al Porto allo 0544.452863 interno 33.

e-mail: sbassini@racine.ra.it

Andrea Grilli

Prima pubblicazione Stradanove.net 1999

Ragione e sentimento, House e Bones

Diciamolo subito, non parliamo del romanzo di Jane Austin. Il gioco di parole è per introdurre un argomento che è sempre più parte delle narrativa televisive statunitensi. Il titolo originale è Sense and Sensibility, ricordando che comunque sono i sensi, i cinque sensi ad aiutare la comprensione.

La Cambridge University così definisce “sense”: an ability to understand, recognize, value, or react to something, especially any of the five physical abilities to see, hear, smell, taste, and feel.

È interessante confrontare alcune serie televisive come Dr. House e Bones per esempio per accorgersi che la narrazione del rapporto tra ragione e sentimento non è risolto nello stesso modo, ma soprattutto merita attenzione comprendere come gli autori abbiano raccontato gli effetti dell’incontro/scontro tra la parte emotiva e quella razionale dei personaggi.

Dr. HouseHouse e Bones sono due scienziati. Non ci sono dubbi che la scienza è il fondamento stesso della loro vita. Entrambi i personaggi partono dallo stesso punto: massima razionalità, massimo controllo del sapere o meglio del Sapere e un rifiuto quasi ossessivo per le emozioni. Anche il sesso è gestito praticamente allo stesso modo, prostitute per il primo e toy-men per la seconda. Ma il discorso non cambia.

Non abbiamo caratteri propriamente uguali, House è carico di ironia, cattiveria e sarcasmo contro un mondo con cui è in guerra; mentre Bones, pur vivendo in un grande rifiuto verso una umanità che cerca di razionalizzare e inquadrare in regole antropologiche, esprime un distacco da alieno che osserva.

House da medico non può che accettare la psicanalisi, almeno per identificare segnali che lo aiutino ad aggiustare o corpi difettosi, mentre Bones riflette quel mondo scientifico più collegato ai numeri e ai dati, meno intuizione e più ricerca sul campo.

Ma entrambi non sono in grado di affrontare i sentimenti, la razionalità e la scienza Bonesservono come uno scudo, una difesa al dolore che spesso i sentimenti possono dare. Entrambi compiono una valutazione dove gli aspetti positivi vengono persi paragonati al dolore delle frustrazioni e fallimenti dei sentimenti.

Sembra che gli uomini possano far soffrire se non incastonati in un pensiero scientifico.

Eppure i personaggi percorreranno strade diverse e approderanno a soluzioni diverse.

House ha una percorso di costante auto distruzione, non che manchi di cercare affetto ed amore, fino ad iniziare una storia sentimentale con Cuddy e quasi innamorarsi della finta moglie. Ma in realtà dietro tutto questo c’è un profondo egoismo e una profonda paura della Vita. Anche se cerca di aprirsi, in realtà la Medicina è una scienza che gli consente di trovare un porto sicuro, piccolo forse, ma sicuro.

Diversamente Bones è comunque una ricercatrice, non può fare a meno di porsi domande anche se vorrebbe isolarsi e proteggersi. L’incontro con l’agente di polizia Booth segna il cambio di confronto con il mondo. Booth è credente, è padre, uomo duro o dolce in base ai momenti e alle situazioni. Accetta le debolezze e soprattutto i doni, sa commuoversi e soprattutto donare e amare. Potrebbe essere lo specchio di Bones, ma in realtà ne è il complemento, quella mezza mela che cerca la parte mancante.

House invece non riesce a trarre beneficio dagli amici, non esiste un complemento alla follia di House, al suo raziocinio asettico.

Ed ecco forse la chiave per comprendere come Bones diventi una donna più ricca, più completa fino a scegliere la maternità, mentre House affonda fino alla distruzione totale della vita, della carriera. Gli amici sono il ponte o la nave che traghetta Bones verso una maggiore apertura alla Vita, mentre quelli di House falliscono perché temono fino all’ultimo di combattere gli errori dell’amico.

Anche se Cuddy, Wilson ci piacciono e ci affascinano, in realtà non sono buoni amici. House affonda senza controllo, mentre Bones matura. Due linee narrative diverse, stupende nella loro narrazione. Ma con un solo lieto fine… c’è un aspetto importante di cui dobbiamo rendere conto: Bones in tutto questo diventa noioso. È il dolore e il dramma di House che ci tengono attaccati allo schermo del televisore.

Andrea Grilli

River

Netflix colpisce duro. Un’altra serie, anzi miniserie, profonda e senza mezze misure per raccontare storie che riescono ad afferrare la nostra attenzione e obbligarci a non mollare questo canale che sempre di più conquista il cuore della passione dei fan delle serie televisive.

RiverRiver è un investigatore della polizia inglese, molto bravo con un piccolo problema. Qualcosa che scopriremo quasi subito nel primo episodio, qualcosa che gli autori faranno evolvere nei sei episodi e che viene però utilizzato dagli autori per orchestrare la regia e stupirci continuamente. River ha allucinazioni quasi costanti, parte degli episodi sono caratterizzati da dialoghi con allucinazioni che ci vengono mostrate come se invece fossero autentiche. Le allucinazioni sono amici, criminali, persone tutte morte sulla strada di River, senza che per questo ne possa essere il responsabile. Probabilmente la causa è il senso di colpa oppure l’insoddisfazione di un Mondo che non comprende, ma quelle allucinazioni lo aiutano a ragionare.

D’altra parte per River sono autentiche ma tutto questo non impedisce di muoversi in modo convenzionale o non convenzionale tra le intricate trame di crimini più o meno complessi, ma soprattutto scoprire una rete di inganni e intrighi che alla fine lo coinvolgono più di quanto pensi.

E le sue visioni, le allucinazioni sono qualcosa di più di semplici messaggi del subconscio…

Andrea Grilli

Se Dio esiste: Quaderni parigini. Gennaio – novembre 2015

di Joann Sfar

Joann Sfar è un autore poliedrico, dal fantasy francese, molto distante dallo schema classico statunitense, al fumetto ebraico fino al diario dove tra disegni e parole, affronta in modo articolato e ricco il vivere nella Francia sotto attacco.

copJoann Sfar è famoso per essere intervenuto su Facebook e aver respinto il tag “prayforparis” sottolineando come la Francia sia uno stato laico e il tag sottolineava un aspetto religioso rinforzando in realtà coloro che hanno sparato. Un approccio decisamente francese, molto distante dalla confusione culturale e religiosa tipica italiana o di altre nazioni come gli USA, dove laicità e religiosità si confondono.

La Francia è forse uno dei pochi stati europei o mondiali veramente laico.

Joann Sfar si confronta tra la sua francesità e l’origine ebraica, tra l’essere padre, uomo e il rapporto controverso con le donne, belle, affascinanti, simpatiche. Ancora questo è tutto molto francese.

Il diario, Se Dio esiste di Joann Sfar aiuta il lettore a comprendere la Francia non solo in questa fase difficile di scontro con il mondo terroristico medio orientale, ma in generale la società francese con la libertà, l’uguaglianza e lo spirito ribelle che la distingue.

Si alternano tavole straordinarie di forte impatto emozionale a pagine ricche e dense di Se Dio esiste di Joann Sfarparole, cascate di pensieri e commenti, racconti dell’infanzia e dei drammatici fatti presenti e passati della storia ebraica. L’autore si aiuta anche con dialoghi e testimonianze di amici e parenti che, come uno specchio, lo confrontano con i temi dell’identità ebraica, dell’interpretazione più o meno laica dell’Islam e la convivenza tra culture e religiosità all’apparenza diverse, sicuramente di intensità diversa.

Questo libro, Se Dio esiste: Quaderni parigini. Gennaio – novembre 2015, di Joann Sfar aiuta il lettore ad allargare l’orizzonte, a scoprire una maggiore vastità valoriale della laicità e della identità francese ed ebraica. Come sempre Joann Sfar gioca in modo intelligente con le sue tradizioni e riesce usando livelli e tecniche diverse di narrazione a ricordarci che possiamo vivere insieme. Nel rispetto dei valori laici e democratici.

Andrea Grilli

Il complotto

Nel 2005 Will Eisner produsse un lavoro totalmente differente dagli altri. Il titolo è emblematico. Il complotto. La storia segreta dei protocolli di Sion, nello stesso anno l’editore italiano Einaudi lo pubblica nella collana Stile Libero. Come racconta Will Eisner nell’introduzione “per la prima volta non ho usato il fumetto per raccontare una storia inventata. Stavolta ho tentato di impiegare questo potente mezzo di comunicazione per affrontare un tema che ha un’importanza fondamentale nella mia vita.”

Il complottoGià perché se le altre graphic novel raccontavano storie sicuramente ispirate dall’esperienza e dalla sua creatività, questo fumetto è una ricostruzione storia della creazione di questo falso, che ahimè con enorme ipocrisia, viene ancora pubblicato e passato per vero o “in dubbio quindi ve lo proponiamo così potete valutare” (espressione ormai diffusa nel neonazismo o neofascismo per proseguire nelle sue attività criminali).

Il fumetto quindi non è certamente paragonabile al valore delle altre opere di Will Eisner e sinceramente dubito che un fumetto pubblicato dalla Einaudi, distribuito solo nelle librerie, possa ottenere quel risultato che Will Eisner spera, almeno in Italia. Questo è uno dei tanti casi di confusione metodologica, si prepara un libro perché abbia un certo effetto, ma poi lo si distribuisce nei canali sbagliati e verso il “ricevente” della comunicazione già informato e interessato. È come sottolineare più volte una frase già chiara. Ma sicuramente non si raggiungono nuovi lettori e non si diffonde, nel caso specifico, la falsità dei Protocolli di Sion. Rimane così un’opera di grande valore, ben costruita ed estremamente chiara nel disegnare la mappa di questa menzogna.

Prima di tutto il suo lavoro è estremamente documentato e particolare anche nel far emergere una serie di personaggi minori, responsabilità spesso incrociate, ma anche aspetti culturali e sociali che potrebbero sfuggire a una trattazione troppo attenta solo al falso in sé dei protocolli. Così la vita di Golovinskij o di Joly sono sicuramente utili per dare un contorno storico più preciso e senza dubbio più credibile, che semplicemente affermare “Golovinskij copiò da un’opera do Joly”.

Inoltre evita il rischio di diventare pedante, come spesso capita ai fumetti con scopi didattici. Di Golovinskij conosciamo anche la madre, la vita del padre, e dal racconto di poliziotto anche l’amara vita di Joly, sempre pronto a combattere i tiranni. Il percorso storico disegnato è così dalle origini del libro da cui Mathieu Golovinskij si ispirò, anzi da dove copiò, per scrivere questa infamia dei Protocolli di Sion. Da quel primo volume che spinse lo Zar Nicola II a sostenere i progrom e scacciare i politici illuminati di cui si era circondato, seguono le varie ristampe, idee, ispirazioni che hanno mantenuto viva l’esistenza di questo falso. Spesso il racconto deve gestire fatti storici molteplici accaduti in circa cento anni di storia, ma Will Eisner riesce a maneggiarli bene e darci un quadro decisamente “isterico”. Se tribunali, giornali, storici hanno ampiamente ricostruito la verità, dall’altra parte chi vuole odiare crede che siano veri perché chi vuole smentire “ovviamente” lavora per “coloro che tramano contro l’umanità”. Può sembra un cane che si morde la coda. E lo è. Finché non si adotteranno metodologie nuove di comunicazioni, chi parlerà prima sarà sempre il più ascoltato, chi darà sempre la risposta più comoda e facile da comprendere, sarà creduto.

Viene da chiedersi se l’autore sia ottimista sperando che prima o poi si possa porre fine alla loro diffusione. Will Eisner ha un tono spesso altalenante tra l’ottimistico e il pessimistico in base soprattutto ai fatti storici che sembrano ogni volta sconfessare chi pensa di aver eliminato i protocolli.

Ancora oggi vengono pubblicati con grande perizia da chi vuole sostenere e diffondere l’odio. Una domanda sorge spontanea: ma a chi interessa svelare la falsità dei protocolli di Sion? A parte le vittime, a nessuno. Un nemico serve a tutti, già pronto per tutti gli usi.

Andrea Grilli